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sabato 7 marzo 2020

Il coordinamento degli autotrasportatori aderenti alla CNA è contrario all'epertura pomeridiana del mercato ortofrutticolo. Chiesto incontro urgente alla Commissione straordinaria



La questione dell’orario del mercato di Fanello a Vittoria, soprattutto nel periodo primaverile (periodo di maggiore produzione orticola), è stata sempre un nodo difficile da sciogliere. In questo periodo, rimodulare gli orari di ingresso al mercato ortofrutticolo, reinserendo l’ingresso pomeridiano, significa mettere in seria difficoltà il settore più importante e strategico per la filiera: l’autotrasporto. A chiarirlo è il coordinamento degli autotrasportatori aderenti alla Cna che si sono riuniti nella sede comunale di Vittoria giovedì scorso per fare il punto della situazione.
Quest’anno per la prima volta, anche nel periodo primaverile, così come si era deciso lo scorso anno, si doveva applicare l’orario unico, cioè dalle 6 di mattina fino alle 13,30; veniva, quindi, finalmente adottata una proposta che gli autotrasportatori chiedevano da anni. Ma nella riunione che si è tenuta il 4 marzo scorso presso la sede comunale di via dei Mille, alcune categorie produttive hanno riproposto, per il periodo marzo-maggio, la doppia apertura (07,00–12,30 con chiusura alle 13,30; 16,00-18,00 con chiusura alle 19). Se ripassasse questa proposta si creerebbero per l’autotrasporto e per la logistica tutta una serie di problemi legati all’evidente posticipo delle operazioni di carico dei mezzi e quindi al fatto che gli orari di partenza per la tratta navale Catania–Napoli (un solo imbarco alle 23,00) e Messina–Salerno (un solo imbarco alle 2,00) sarebbero difficili da rispettare.
Questo comporterebbe non più il viaggio per via mare ma per strada e con la nuova normativa, che tiene in giusta considerazione le ore di guida e i relativi riposi, significa doppio autista e quindi altri costi per le imprese dell’autotrasporto che già ora hanno margini bassissimi di guadagno. E poi, la Cna ritiene assurdo che nel periodo di maggiore produzione ortofrutticola la struttura apra due volte al giorno (07,00-12,30 e 16,00-18,00). Così è come se ci fossero due mercati con eventuale formazione di prezzo differente tra la contrattazione mattutina e quella pomeridiana. Tutto questo a vantaggio di chi? Si fa notare come il sabato, giornata in cui il mercato è aperto dalle 7 alle 13, tutte le operazioni economiche, commerciali e logistiche sono attuate senza problemi. Ma allora perché non fare tutto l’anno così? Ecco perché il coordinamento degli autotrasportatori aderenti alla Cna chiederà un incontro urgente alla commissione straordinaria per manifestare la contrarietà alla proposta di riaprire di pomeriggio il mercato e per ribadire e ricordare quanto stabilito lo scorso anno proprio dai commissari.

lunedì 23 dicembre 2019

Cna di Vittoria: “Non solo Zes, occasioni di sviluppo da differenziare per il rilancio del territorio ipparino”

Immagine tratta dal sito GAL Terra Barocca


Il successo del riconoscimento della ZES, ottenuto  anche grazie al sostegno di alcuni parlamentari regionali (on. Dipasquale e on. Campo) va accompagnato da altre misure a sostegno della nostra economia.  

Il Piano di Sviluppo Rurale (PSR) ci   dice che il territorio di Vittoria è un’area ad agricoltura intensiva, cioè una  Macro Area B. Questa classificazione, paradossalmente, ci ha penalizzato perché, se è vero che la serricoltura sfrutta al massimo la capacità produttiva del terreno, è  anche vero che la stessa si sviluppa quasi esclusivamente lungo  la fascia costiera. Il resto del territorio agricolo ricade in un contesto che è di area rurale intermedia, cioè Macro Area C. 
Se questa parte significativa del nostro territorio avesse avuto questo riconoscimento Vittoria sarebbe entrata in uno dei due Gruppi di Azione Locale (GAL) nati in provincia e quindi avrebbe ottenuto fondi per interventi riguardanti  agriturismi, b&b, fattorie didattiche … 

Facciamo notare che un pezzo dell’agro di Vittoria ricade nel comprensorio dell’olio DOP Monti Iblei; l’area più significativa del DOCG Cerasuolo Classico è dentro lo stesso agro, tantè che Vittoria da pure il nome al vino (Cerasuolo di Vittoria DOCG); a queste due eccellenze va aggiunto il recente riconoscimento del Distretto del cibo. E’ fin troppo evidente come  queste superiorità agroalimentari si realizzano in ambienti agricoli per nulla intensivi e gli stessi sono forti attrattori di nuove forme di turismo che sta via via crescendo. Alla luce di questi fatti concreti emergono due domande che giriamo alla deputazione regionale tutta:
1) Perchè la classe politica locale,  pur conoscendo queste caratteristiche agro-produttive non ha fatto nulla per farle entrare in una classificazione che le differenziasse?
2) Esiste la possibilità, o meglio la volontà politica, di  poter rimodulare queste aree che  non riguardano solo il Comune di Vittoria ma anche il comune di Comiso e di Acate? (si veda figura allegata)

In questi tre comuni del libero consorzio operano oltre 1800 imprese artigianali molte delle quali a servizio di attività agricole non intensive; valorizzare e sostenere queste ultime significa promuovere e rafforzare le prime oltre a  incentivare chi vuole crearsi un’impresa; a meno che non si pensa che quest’area sia figlia di un dio minore e quindi non merita attenzione e vada quindi solo descritta come sede di tutte le illegalità (anche quelle che non gli spettano)

Lo diciamo da sempre: la politica non ha il compito di creare posti di lavoro in senso stretto ma quello di gettare le basi per favorirne la nascita perché il lavoro legale e produttivo si crea sostenendo le risorse che il territorio offre e promuovendo le capacità proprie del suo patrimonio umano.

Giuseppe Santocono
Rocco Candiano

venerdì 19 luglio 2019

Soppressione passaggi a livello a Vittoria, la Cna comunale “Primi timidi passi avanti per la realizzazione del progetto definitivo”





Primi timidi passi avanti sulla vicenda passaggi a livello. Dopo pochi giorni dalla visita dell’assessore Marco Falcone, ieri mattina, presso la sede comunale di Palazzo Iacono, si è tenuta la prima riunione per verificare la fattibilità inerente la soppressione del passaggio a livello situato in prossimità della Fontana della pace. All’incontro, oltre al commissario, Gaetano D’Erba, all’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Comiso, Roberto Cassibba, ai funzionari dell’ufficio tecnico del Comune, erano presenti i tecnici Calogero Parla e Antonio Iovino di Rete Ferroviaria Italiana mentre la Cna era rappresentata dal presidente territoriale Giuseppe Santocono, dal presidente della sede comunale di Vittoria, Rocco Candiano, e dal responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio.
I tecnici di Rfi hanno ribadito che è intenzione della loro azienda sopprimere il passaggio a livello e per farlo hanno presentato un progetto di massima che prevede il superamento della struttura con un sottopassaggio a cui sono collegate delle vie secondarie tra cui la realizzazione della strada che costeggia la ferrovie. La Cna, nel valutare positivamente la proposta, ha evidenziato che bisogna comunque migliorarla soprattutto prevedendo una larghezza maggiore per i percorsi secondari, tenendo in considerazione anche le esigenze delle varie strutture commerciali presenti nella zona. E’ stato fatto un sopralluogo per una prima verifica delle eventuali anomalie. La Cna ha anche ribadito che esiste una seconda proposta, avanzata dalla stessa confederazione, che non prevede la soppressione del passaggio a livello ma consente di bypassare lo stesso. “E’ una proposta – sottolineano Candiano e Stracquadanio – che rimane in campo e che sarà valutata nelle riunioni tecniche che si terranno nelle prossime settimane”. Infine è stato nuovamente sottolineato come sia fondamentale adeguare in tempi brevi l’attuale viabilità secondaria non solo e non tanto per i cittadini e le imprese ma soprattutto per consentire alle ambulanze di non rimanere bloccate durante il passaggio dei treni.

lunedì 22 gennaio 2018

La battaglia del pane


Al fine di fare chiarezza sulle opinabili notizie stampa diffuse da Assipan Sicilia Confcommercio, dice la sua la Cna territoriale di Ragusa che, alla luce degli incontri avuti con i panificatori di tutta la provincia, ha prevalentemente riscontrato la volontà degli stessi operatori di optare per la turnazione della panificazione nelle domeniche e nei festivi.
“Rispetto infatti a quanto affermato dai vertici di Assipan – sottolinea il presidente della Cna territoriale di Ragusa, Giuseppe Santocono, che dà atto dell'impegno profuso nell'occasione da Cna Turismo e Commercio e da tutte le sedi comunali Cna attraverso un costante ascolto delle esigenze dei panificatori e il continuo raccordo con le amministrazioni comunali – i panificatori di Ragusa, Modica, Vittoria, Scicli, Santa Croce Camerina, Acate e Chiaramonte Gulfi hanno optato per la turnazione, in alcuni casi già regolata da ordinanze sindacali ed in altri in attesa di emanazione delle stesse; i panificatori di Pozzallo hanno proposto una turnazione orizzontale accolta con favore dall'amministrazione Ammatuna, mentre i panificatori di Ispica e Comiso devono ancora stabilire il da farsi. Infine nei due comuni montani di Giarratana e Monterosso Almo non sembra che il decreto abbia creato particolari sconvolgimenti, in quanto gli operatori si aspettavano piuttosto una serie di riconoscimenti sulla produzione del prodotto locale e non di certo l’imposizione di non panificare che gli stessi già da sempre hanno regolato tra di loro. Il tutto in attesa delle determinazioni del nuovo Governo regionale sul decreto Lo Bello”.

Per quanto riguarda, invece, il caso Vittoria, è la Cna comunale ad intervenire sottolineando che risulta incomprensibile l'atteggiamento di Assipan la quale, autosmentendosi subito dopo, scrive con tono deciso: “I panificatori vittoriesi non vogliono panificare la domenica, lo hanno scelto democraticamente ottenendo la maggioranza dei voti, ed Assipan Sicilia Confcommercio, in quanto garante, non accetterà alcuna ipotesi di turnazione, che di fatto andrebbe a screditare la volontà dei panettieri”. “Eppure – spiega la Cna comunale di Vittoria – questa sigla era presente alla riunione (la terza del 17 gennaio scorso) con il sindaco Moscato e, ad onor del vero, si faceva forte delle deleghe ricevute da diversi panificatori. Alcuni di questi però erano presenti in quella riunione e non hanno sostenuto le tesi di Assipan. Chissà perché. Molti altri titolari di panificio, poche ore prima, avevano telefonato alle altre organizzazioni di categoria, in primis alla Cna, e a diversi rappresentanti della Giunta municipale (in particolare all'assessore allo Sviluppo economico) dicendo che non erano assolutamente d'accordo con la chiusura domenicale. Alla fine, dopo un lungo e articolato dibattito si decideva per la turnazione, anche se i rappresentanti di quella sigla sembravano molto depressi (attapirati) per la decisione assunta. 
Sempre giorno 17 gennaio, pochi minuti dopo la vivace riunione di Vittoria, presso l'assessorato allo sviluppo economico del Comune di Acate la stessa sigla, che “subiva” l'avvicendamento domenicale a Vittoria, firmava velocemente e senza battere ciglio la turnazione fra i panificatori di Acate. Due comuni, due atteggiamenti. Com'è possibile? 
Ma non c'è due senza tre: infatti la terza piroetta di questa associazione arrivava sabato 20 gennaio. In un comunicato stampa hanno annunciato di non accettare la turnazione. E' evidente che ci troviamo di fronte a rapidi contorsionismi e cambi di posizione: neanche un artista da circo equestre riuscirebbe a compiere così velocemente certi funambolismi. 
La posizione della Cna è chiara sia a Vittoria come negli altri undici comuni della nostra provincia. La ribadiamo: siamo (come avveniva prima del decreto Lo Bello) per la libera autodeterminazione delle aperture e delle chiusure da parte degli operatori del settore; siamo quantomeno per la turnazione domenicale e festiva delle aperture perché con l'avvicendamento si tutelano le imprese locali che producono pane e sfarinati vari. Invece, la non panificazione domenicale o addirittura la chiusura di tutte le attività penalizzerebbe le imprese locali che producono un pane di qualità, a tutto vantaggio del pane precotto, surgelato e poi terminato di cuocere nei vari punti vendita della grande distribuzione organizzata. Facciamo notare che i supermercati della Gdo sono aperti sette giorni su sette, quindi domeniche comprese. Alla luce di questi atteggiamenti ci chiediamo: ma che valore hanno le campagne di valorizzazione sulla qualità del nostro pane e sull'importanza delle farine prodotte da grani autoctoni siciliani fatte dall’Assipan? Sono vere? Sono uno specchietto per le allodole? 
E' fin troppo evidente: il comportamento di Assipan Sicilia Confcommercio sta oggettivamente producendo un vantaggio per la grande distribuzione a tutto discapito dell'imprenditoria artigiana locale”.

lunedì 15 gennaio 2018

Global Service: Venerdi scorso confronto tra CNA e il neo assessore Vinciguerra


La prima condizione perché il dialogo sia possibile sta nel rispetto reciproco, che implica il dovere di comprendere ciò che l’altro dice. 
Con questo spirito la CNA di Vittoria, in particolare un gruppo di imprenditori aderenti all’organizzazione, si è confrontata con il neo assessore alle manutenzioni, Afredo Vincigurra, sulla proposta del global service. All’amministratore è stato ribadito che la CNA, pur rispettando questa di forma di contratto di appalto e di gestione e manutenzione dei beni comunali, non la condivide e non per un pregiudizio ideologico, ma perché avviare questo modello di gestione potrebbe marginalizzare le imprese locali, in particolare quelle iscritte nell’albo di fiducia dell’ente, com'è già avvenuto in altri casi. 
Nel dibatto, sempre molto corretto e leale, gli artigiani, oltre a chiedere chiarimenti, hanno voluto sottolineare come nella categoria sia oramai chiara la volontà di avviare processi che portino alla formazione di reti d’impresa, cioè forme di raggruppamento di attività che mettono in comune capacità e risorse, allo scopo di migliorare il funzionamento delle stesse. Questo processo però non è di immediata attuazione. L’assessore oltre a far sue le legittime preoccupazioni delle imprese si è detto disponibile a confrontarsi e a concertare con esse percorsi che portino alla valorizzazione delle attività locali. Vinciguerra, infatti, ha sentito il bisogno di  specificare come l'affidamento della manutenzione ordinaria e straordinaria tramite global service sia un'idea, un ipotesi tutta da costruire e ha voluto chiarire più volte come per l’amministrazione le attività locali stanno al centro dell’azione politica della stessa. 
Inoltre, così come più volte sollecitato  dalla Cna, l'assessore ha detto che si attiverà immediatamente per avviare il rinnovo l’albo delle imprese di fiducia dell’ente che da due anni non viene aggiornato.

Il confronto avuto alla CNA chiude un piccola ma utile discussione. Non è stato semplicemente un parlare e un chiarirsi ma è stato un esporsi alla forza e al rigore del ragionamento.

lunedì 22 maggio 2017

Cna comunale di Vittoria, Giuseppe La Terra è stato riconfermato alla presidenza



Un'attiva e partecipata assemblea ha rieletto all'unanimità Giuseppe La Terra presidente dalla Cna comunale di Vittoria. Nell'incontro sono stati analizzati e discussi i temi economici della città e la sua crisi. E' emerso con forza che Vittoria, senza la capacità e l'intelligenza delle imprese artigiane, non avrebbe avuto le fasi di
progresso e di sviluppo che ha conosciuto. I segnali di risveglio, anche se non eccezionali, ci sono. Serve ripartire dal nostro territorio e dalle sue esigenze, è questa secondo la Cna la ricetta, puntando ad esaltare l'evidente necessità che permetterà il rilancio economico di Vittoria. Su questo principio deve essere ancorato lo schema di massima del Prg, strumento che deve guardare più al costruito da riqualificare che a consumare nuovo territorio. Servono opere infrastrutturali che migliorino la qualità della nostra città: viabilità (la vicenda dei passaggi a livello rimane ancora tutta in
piedi); il rifacimento del manto stradale cittadino; l'autoporto; l'ammodernamento della zona artigianale; la riduzione, non generica, degli oneri d'urbanizzazione; la ristrutturazione della rete idrica e fognaria; il piano colore; la riqualificazione energetica degli edifici. Tutto questo è stato fatto presente al sindaco, Giovanni Moscato, e al presidente del Consiglio comunale, Andrea Nicosia, entrambi presenti. In particolare il sindaco, nel suo intervento, ha riconosciuto il ruolo attivo della nostra organizzazione e ha annunciato che la programmazione amministrativa ha permesso il raggiungimento di alcuni finanziamenti che riguardano alcuni settori evidenziati dalla nostra organizzazione. Dal dibattito è anche emerso che solo migliorando la qualità del territorio possiamo dare significato e peso specifico alla parola “turismo”. E' intenzione del nuovo gruppo dirigente mantenere con l'amministrazione comunale un rapporto leale, basato sul confronto franco, sereno e costruttivo. E' stato già istituito dall'assessore comunale al Bilancio, Andrea La Rosa, su richiesta della Cna, il tavolo sui tributi che avrà il compito di venire incontro alle esigenze di cittadini e imprese. L’associazione di categoria parteciperà attivamente al confronto sul Prg, voluto dall'assessore all'urbanistica, Paolo Nicastro, così come si dovrà avviare un confronto su come completare, far partire e gestire l'autoporto. Ha chiuso i lavori dell'assemblea il presidente territoriale della Cna di Ragusa Giuseppe Santocono il quale, oltre a confermare l'importanza del ruolo attivo dell’associazione di categoria, ha voluto sottolineare agli amministratori locali che “il compito della politica non è quello di creare posti di lavoro in senso stretto ma gettare le basi per favorirne la nascita con scelte che puntino a dare valore e sostanza alla cultura d'impresa”.

lunedì 11 luglio 2016

La Cna territoriale di Vittoria incontra il sindaco Moscato.

Una delegazione della Cna territoriale di Vittoria ha incontrato venerdì scorso il neosindaco Giovanni Moscato e l’assessore all'Urbanistica Paolo Nicastro. L'incontro, chiesto dall’associazione di categoria, è stato essenzialmente incentrato sulle domande che la Cna aveva già posto ai due candidati a sindaco che si confrontavano al ballottaggio. E’ stato ribadito, in particolare, che se c'è una maggioranza di cui si parla poco in città è quella delle microimprese. A questo universo di realtà produttive Vittoria deve tutto. Oltre il 60% degli addetti è impiegato in piccole attività artigianali, commerciali e agricole e la nuova Amministrazione è stata invitata a guardare con molta attenzione a questo mondo se nel proprio programma politico intende rilanciare economicamente la città. I temi affrontati sono stati: la riqualificazione della zona artigianale che è sempre più un’area desolata e poco valorizzata dove le imprese insediate hanno fatto investimenti significativi che non trovano però nessuna valorizzazione; snellimento burocratico e abusivismo che abbraccia diverse attività. In proposito è stato chiesto al sindaco di sostenere con forza la Cna provinciale di Ragusa che da tempo è impegnata nel contrasto a questo fenomeno oltre che di attivarsi anche a livello locale con gli uffici comunali preposti e con i vigili urbani. Altro argomento affrontato il terzo polo industriale, struttura in parte finanziata con i fondi ex Insicem, oramai diventata un miraggio che si allontana sempre più. Sia il sindaco che l'assessore Nicastro hanno sottolineato l'importanza delle prime richieste avanzate dalla Cna e hanno voluto rilevare che per la nuova Amministrazione il confronto con le categorie produttive è fondamentale. Il sindaco ha voluto rimarcare come per lui il terzo polo industriale sia una priorità e non intende rinunciare alla struttura oltre a non volere perdere i finanziamenti. Inoltre è precisa volontà del primo cittadino istituire consulte tematiche che individuino soluzioni per alcuni problemi come ad esempio la riqualificazione dell’area artigianale, il terzo polo, la questione della tassazione alle piccole e medie imprese e per questo intende coinvolgere la Cna. Sull'abusivismo e sullo snellimento burocratico il sindaco, oltre a sostenere la Cna provinciale, intende attivarsi immediatamente con i propri uffici. “La nostra organizzazione – affermano il presidente Giuseppe La Terra e il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio - nel confermare che il successo e la crescita delle microimprese dipende dal loro sentirsi parte integrante di una società che li rispetta e li valorizza, si è resa disponibile su temi specifici ad avviare una collaborazione attiva con la nuova amministrazione”.

venerdì 27 giugno 2014

Banche e imprese, a Vittoria il rapporto è sempre più difficile.

Pubblichiamo l'articolo/intervista a firma Davide La Rosa uscito su La Sicilia del 28/06/2014.



“Dietro la chiusura di ogni forma di credito ci sono precise scelte manageriali dettate dalla crisi finanziaria che ha colpito tutto il sistema del credito”. 
Pane al pane e vino al vino. L’allarme sulle problematiche che riguardano l’accesso al credito, lo lancia, ancora una volta la Cna di Vittoria. A fare la voce grossa sono il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio ed il Presidente Giuseppe Santocono. 
“Come organizzazione – spiega Santocono - abbiamo sempre avuto una particolare attenzione sulle problematiche di accesso al credito”. “La dinamicità economica di Vittoria – fa da eco Stracquadanio - è stata l'humus su cui gli istituti di credito, che operano in città, si sono nutriti. Una vitalità che ha permesso loro di fare ottimi guadagni, in un periodo di vacche grasse e a seguito di servizi non sempre all'altezza delle aspettative del territorio. Oggi questa vitalità economica è stata fortemente indebolita dalla crisi. 
Vittoria, finanziariamente, non è più attraente come una volta. Le banche in poco tempo si sono adeguate e hanno subito dimenticato quanto era redditizio gestire i conti correnti di molti imprenditori locali. Dovrebbero stare al fianco di chi li ha fatti crescere per sostenerne la ripresa e invece pare che pongono diversi ostacoli. 
Il sospetto che stia avvenendo qualcosa di simile ci viene dettato da alcune testimonianze di piccoli imprenditori locali che stanno resistendo alle attuali difficoltà economiche”. 
“Questi – aggiunge Santocono - ci raccontano di essere chiamati dai preposti di banca, sicuramente costretti ad agire in tal modo dalle loro direzioni centrali, e le chiamate hanno un unico comune denominatore: "rientrare". Pare – denuncia Stracquadanio - che i metodi di rientro che vengono proposti siano un po’ bizzarri”. 
Il racconto a firma Stracquadanio si fa più preciso. “Ci raccontano – chiosa - di richieste di firme su documenti predisposti dagli istituti di credito che richiedono un riconoscimento di debito, una rinuncia ad eventuali azioni giudiziarie sul conto corrente o finanziamento e il rilascio di cambiali in bianco a garanzia del corretto adempimento. Sarà vero – si chiede -? Come organizzazione – conclude - invitiamo, chi eventualmente venisse contattato, a non sottoscrivere subito nulla e a rivolgersi immediatamente alla nostra organizzazione per verificare se l'ipotetica procedura che gli istituti, forse, intendono attuare è corretta”.


Davide La Rosa

mercoledì 2 aprile 2014

Strano ma vero, la planimetria della Zfu di Vittoria è molto più ampia di quella che si riteneva in precedenza. Se le cose stanno così, perché nessuno ne ha mai parlato prima?



“Strano ma vero, per non dire incredibile. Nel sito del ministero dello Sviluppo economico, la planimetria della zona franca urbana di Vittoria risulta molto più ampia di quella che finora abbiamo conosciuto”. E’ quanto rilevano il presidente della Cna territoriale di Vittoria, Giuseppe Santocono, con il responsabile organizzativo, Giorgio Stracquadanio, che pongono una serie di interrogativi sull’insolita situazione. “L’area attuale – spiegano i due – definita sezione 1039, abbraccia una porzione dell'abitato di Vittoria e si estende verso sud fino ad arrivare quasi al mare. Però, pare che, affiancata a questa, esista un’altra porzione di territorio, di dimensione quasi identica, che non è stata mai pubblicata dal Comune e che, invece, risulta al ministero sempre con il nome di sezione 1039. Infatti, entrando nella pagina del ministero, Zfu Sicilia, e cliccando su mappe Zfu, è possibile verificare quali sono le porzioni di territorio comprese nelle Zone franche urbane della Regione Sicilia e sono altresì fornite le relative rappresentazioni cartografiche, accessibili attraverso la community ArcGis-Online. Per Vittoria, la scoperta che si fa è veramente incredibile”. Chiariscono ancora Santocono e Stracquadanio: “All'area attuale, infatti, si accosta, come si diceva prima, un altro pezzo ampio di territorio che rasenta Comiso, l'aeroporto, si estende fino a Pedalino per poi girare e lambire Acate, ritornando verso Vittoria. Le domande che poniamo all’Amministrazione comunale sono: qual è la planimetria da prendere in considerazione? Quella del ministero o quella del Comune? E' stato commesso un errore? Una svista? Da chi? Come mai fino ad oggi non si è mai saputo nulla? Come mai, se tutto trova conferma, nessuno ha sentito l'obbligo di chiarire e/o comunicare questa novità? Domande legittime, per nulla provocatorie, che vanno soddisfatte con risposte chiare”.

venerdì 28 febbraio 2014

Zona artigianale a Vittoria, ha preso forma il nuovo schema di regolamento per l’assegnazione dei lotti

Il nuovo schema di regolamento per l'assegnazione dei lotti nella zona artigianale di Vittoria ha preso finalmente forma. Infatti, giovedì 27 febbraio, nei locali della direzione Sviluppo economico del Comune, si è tenuta la riunione tra il dirigente e i rappresentati delle organizzazioni di categoria. La Cna era rappresentata dal presidente della sede territoriale Giuseppe Santocono. “Il nuovo regolamento – afferma quest’ultimo – mantiene quasi lo stesso impianto del precedente ma accoglie la richiesta che la nostra organizzazione da tempo fa all'Amministrazione: sollecitare le diverse imprese, a cui da tempo sono stati assegnati dei lotti, nel realizzare gli opifici. Diversamente si procederà a revocare l'assegnazione e a rimettere a bando i lotti. Si fornisce così la possibilità a chi vuole fare investimenti di poter ottenere uno spazio dove realizzare la propria attività e nel contempo si qualificano parti della zona che sono abbandonate da tempo e dequalificano l'area. Le continue sollecitazioni della nostra organizzazione, la sensibilità dell'esperto dott. Angelo Fraschilla e la disponibilità della dirigente, dottoressa Adelina Di Rosa, hanno prodotto questo primo ma significativo risultato. Adesso la Giunta dovrà approvare l'atto. Chiediamo sin da ora che nella prossima seduta dell’esecutivo lo schema di regolamento sia esitato così da accelerare l'iter che lo porterà all'esame e all'approvazione del Consiglio comunale”.

mercoledì 27 novembre 2013

Legge di Stabilità: è fonte di preoccupazione per artigiani, piccoli e medi imprenditori

La Legge di Stabilità contiene qualche elemento innovatore, taluni elementi ci hanno anche gratificato (rottamazione cartelle). Ma per artigiani, piccoli e medi imprenditori rimane sostanzialmente fonte di preoccupazione. Non si mette in discussione l’equilibrio delicato delle larghe intese, ma la spesa pubblica rimane inalterata a fronte di un Pil che negli ultimi cinque anni è calato di 350 miliardi. Se il Pil cade la macchina pubblica non può non affrontare, a sua volta, una cura dimagrante. Il problema non sono i dipendenti ma gli sprechi e le tante, troppe inefficienze. Recuperare una decina di miliardi da mettere nella crescita del Paese sarebbe stato sacrosanto. Quanto alla spending review, è una questione di volontà, dipende se si ha il coraggio di farla oppure no, senza farla pesare sui ceti deboli e quelli produttivi. Il governo deve capire che al di là della manovra bisogna preoccuparsi di dare un messaggio positivo al Paese, perché è stremato. Le tensioni sociali sono arrivate a un punto di quasi rottura e quando si rompe la pace sociale, si sa quando e da dove si parte ma non si sa come finisce. Questo il governo deve capirlo, al di là della manovra in sé.

sabato 9 novembre 2013

Riscossione Sicilia: nel 2012 ben 212 milioni di euro caricati a ruolo nell’area iblea. Un peso insopportabile che non aiuta a venire fuori dalla crisi. Le soluzioni ci sono ma nessuno le attua

"La nostra organizzazione denuncia, da anni, le vessazioni che tante imprese subiscono dalla società di riscossione siciliana (ex Serit, oggi Riscossione Sicilia). Dopo le manifestazioni del maggio e giugno scorso, diversi Consigli comunali della nostra provincia hanno approvato all'unanimità un nostro documento che propone alcune soluzioni. Le imprese vogliono pagare ma la crisi, la mancanza di lavoro, impedisce di poter onorare i debiti. Chiedono un forte alleggerimento del carico sanzionatorio e degli interessi che la normativa attuale fa maturare in modo esponenziale”.
E’ quanto rileva Giuseppe Santocono, componente della presidenza provinciale della Cna, delegato a seguire la complessa problematica. “E’ arrivato il momento – afferma Santocono – che queste proposte trovino canali istituzionali superiori. I legislatori hanno l'obbligo di intervenire con forza e non, come è stato fatto, in modo finora fittizio e teorico con il decreto “del fare”. I decreti attuativi che dovevano estendere le rateizzazioni fino a dieci anni, bloccare le ipoteche immobiliari per debiti da 20mila euro in poi, stoppare le aste giudiziarie, etc. etc., sono rimasti al palo. Intanto sanzioni, interessi e aggi aumentano”. Per capire lo stato in cui versano tante piccole e medie imprese basta dare un’occhiata ai dati di Inforiscossione. In Italia dal 2000 al 2012 sono stati emessi ruoli per 807 miliardi di euro (di questi 193,1 miliardi sono stati sgravati, 20,8 sospesi, 107,02 riguardano carichi di attività fallite e sicuramente non saranno mai riscossi). In 12 anni sono stati riscossi soltanto 69,1 miliardi. Rimangono ancora da incassare 545, 5 miliardi di euro (pari ad un quarto del debito pubblico). Scendendo nel dettaglio e analizzando i dati degli ultimi quattro anni relativi alla nostra provincia si nota che nel 2009 il carico messo a ruolo è pari a 163,25 milioni di euro mentre il riscosso è di 13,9 milioni. Nel 2010 il carico è di 245,38 milioni di euro e l'incassato è di 17,9 milioni. Nel 2011 i ruoli caricati risultano pari a 233, 51 milioni di euro, i riscossi sono 18,65 milioni. Nel 2012 a fronte di 211,74 milioni di euro messi a ruolo, sono stati incassati 16,59 milioni. Si incassa il 7-8% del carico messo a ruolo.

“Questi numeri – prosegue Santocono – ci dicono in modo chiaro e inequivocabile che un sistema di riscossione impostato su modelli rigidi, vessatori e persecutori è fallito. Anzi, affermiamo che questo tipo di esazione ha contribuito ad aggravare la crisi economica in atto. Gli scenari ci rappresentano che molte piccole imprese indebitate per poche migliaia di euro con lo Stato sono oramai nelle condizioni di chiudere le attività mentre la disoccupazione continua a crescere. Ma se le attività chiudono e il lavoro vero non riparte, chi pagherà i ruoli? Siamo in pieno coma farmacologico, lasciare le cose in questo modo significa non affrontare il problema e fare aumentare ancora di più lo sconforto. Servono subito i decreti attuativi per fare partire quel minimo di aiuto previsto dal decreto del fare, primo fra tutti quello riguardante le rateizzazioni a 120 mesi. Abbiamo saputo che fra qualche giorno uscirà un provvedimento importante in merito alla rateizzazione e all'entità dei pagamenti correlata al reddito. Ma è poca cosa. Serve capire se esiste la volontà politica, sia a livello nazionale sia regionale, nel rivedere le norme che regolano le sanzioni e gli interessi che maturano quando un debito fiscale, contributivo o una imposta comunale vengono iscritti a ruolo. Inoltre, si deve capire se in Sicilia l'autonomia ha ancora un valore o è stata svilita. La Regione Siciliana dal 28 febbraio 2013 detiene il 99,885% delle azioni di Riscossione Sicilia Spa (prima deteneva il 90%) mentre il restante pacchetto azionario, pari allo 0,115%, è detenuto da Equitalia Spa. La Regione ha una proprietà così ampia dell'ente di riscossione e non riesce a fare nulla? Possono essere rivisti al ribasso gli aggi? Possono essere rimodulate le sanzioni? Possono essere abbattuti gli interessi? Se si riuscisse a dare una risposta positiva a questi quesiti, per la prima volta nella storia recente della Sicilia, l'autonomia sarebbe utilizzata per favorire la collettività e per venire incontro alle esigenze del mondo produttivo reale. Le imprese non possono più attendere e noi non possiamo più aspettare chi va a Roma o a Palermo per trastullarsi o discutere di cose irreali mentre le imprese nei territori cercano di resistere. Il protrarsi di questa situazione tanto assurda quanto grave ci porterà ad attuare forti azioni di mobilitazione”.

mercoledì 5 giugno 2013

Riscossione Sicilia: si apre un primo spiraglio. Le nostre proposte trovano ascolto.

Le nostre piccole sollecitazioni trovano finalmente ascolto (e forse una prima soluzione). La riscossione (Equitalia e Risscossione Sicilia) cambia vesti. L'on. Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera, ha annunciato che è tutto pronto per la riforma del sistema delle riscossioni e che la Commissione Finanza della Camera “ha firmato e votato all’unanimità una risoluzione (il 22/05/2013) che ha dato al governo indicazioni precise per rendere meno aggressiva la riscossione. La Commissione ha infatti stabilito che le nuove norme sono un esempio di “civiltà fiscale” e rispetto per il cittadino – contribuente perché:
“Un conto è la giusta lotta alla vera evasione, altro conto è l’inaccettabile tendenza a mettere in ginocchio famiglie e imprese che non ce la fanno. Il Parlamento ha indicato una strada ragionevole con l’impegno e il coinvolgimento di tutte le forze politiche, senza alcuna eccezione”.

Ecco, in 7 punti (molto simili alle nostre proposte) di riforma di Equitalia e Riscossione Sicilia :

  • aumento del numero di rate;
  • impignorabilità della prima casa (se è unico bene del debitore);
  • pignorabilità non più di 1/5 dei beni produttivi;
  • sospensione delle rate per il debitore in difficoltà;
  • fine dell’aggio;
  • riduzione degli interessi;
  • il principio antigarantista (esclusi i casi di frode), per cui è necessario il pagamento anticipato di 1/3 per il ricorso, viene messo in discussione.


domenica 2 giugno 2013

La crisi attacca solo le piccole imprese. Per vivere bisogna lavorare in nero.

La crisi ha colpito esclusivamente le piccole imprese artigiane e commerciali. In Italia dal suo inizio (gennaio 2008) ad oggi (l’ultimo dato disponibile è riferito al 31 marzo 2013) sono scomparse 85.500 unità imprenditoriali. I dati sono stati forniti da Infocamere-Movimprese. All'inizio della crisi i due settori contavano complessivamente 2.369.000 aziende. Dopo cinque anni si attestano intorno a 2.283.000 unità. Tra gli artigiani si è registrata una vera e propria “strage di massa”. Delle 85.500 imprese che non ci sono più, ben 77.670 (il 90,9%) erano imprese artigianali. Nell'ultimo trimestre le cessazioni sono continuate ad aumentare. Tra il 31 dicembre dell’anno scorso e il 31 marzo di quest’anno ci ritroviamo con 27.800 imprese in meno. I lavoratori autonomi (artigiani e commercianti) una volta chiusa l’impresa, diventano orfani e invisibili. A differenza dei lavoratori dipendenti non possono usufruire di nessun ammortizzatore sociale. Per chi possiede una partita Iva una volta chiusa l’attività si apre da subito o il dramma della disoccupazione oppure, per vivere, l'attività continua ad operare in nero così i pochi guadagni non vengono tartassati. La contrazione del numero delle piccole attività artigianali/commerciali va ricercata soprattutto nel forte calo dei consumi delle famiglie. Queste attività imprenditoriali vivono quasi esclusivamente della domanda interna, se quest’ultima crolla molte altre attività sono destinate alla chiusura. Il Governo eviti l’aumento dell’Iva previsto per il prossimo mese di luglio, se non dovesse essere così altre piccole imprese chiuderanno e cresceranno le attività che operano in nero.




mercoledì 29 maggio 2013

Riflessioni a freddo sulla manifestazione del 24 maggio.

La manifestazione contro il sistema sanzionatorio di Riscossione Sicilia è solo l'inizio. Come sempre, quando si avvia un percorso non tutto va bene, non tutto è perfetto, non sempre la partecipazione e al massimo. Ma bisognava iniziare. Il problema della riscossione, in particolare della normativa che regola la riscossione, è complesso e crea diverse preoccupazioni sia ai cittadini sia alle imprese perché si sentono attaccati da queste leggi vessatorie messe in atto da Riscossione Sicilia. Questa aggressione viene vissuta in modo solitario oppure viene condivisa con pochissime persone. Una cosa è raccontare nel chiuso di una stanza al proprio consulente, al proprio avvocato o alla propria organizzazione di categoria il problema, altra cosa è manifestarlo pubblicamente, magari partecipando. I tanti suicidi che giornalmente, purtroppo, vengono elencati ci dicono come queste vicende siano vissute all'interno di una sfera tutta personale. In molti casi neanche i familiari più prossimi conoscono il livello di indebitamento che il piccolo imprenditore ha con l'ente di riscossione, anzi spesso ne vengono a conoscenza subito dopo aver saputo che il proprio caro ha compiuto un gesto insano. Quindi la prima cosa da far superare è il senso di vergogna.
L'altro elemento è che questo tipo di problema chiede soluzioni urgenti, ma nessuno però è in grado di darle. I parlamentari nazionali e regionali da tempo (per quanto ci riguarda dal 2007) a parole si sono detti e si dicono sensibili, conoscono bene quanto sia vasta la questione però nei fatti hanno lasciato tutto com'è. In questi anni molti rappresentati hanno solo cercato di cavalcare la protesta e la disperazione per capitalizzare visibilità e consenso, organizzando tavoli regionali o nazionali dove tutti sono attenti, tutti mostrano sensibilità, tutti ciondolano la testa dall'alto in basso come per dare ragione, ma tutto è rimasto immobile. Il fenomeno ormai è vasto e la crisi lo sta amplificando ulteriormente. Molti territori sono in ebollizione. Le imprese e i cittadini si ostinano a cercare soluzioni personali, oppure a delegare. Purtroppo non è così che si possono risolvere questi problemi. Si deve tornare alla partecipazione, si deve uscire dall'isolamento e si devono incalzare le istituzioni. I parlamentari, la politica devono recuperare il troppo tempo perduto. Noi vogliamo continuare ad offrire una possibilità senza rinunciare minimamente al nostro ruolo. Lo sforzo però deve essere condiviso e molto più partecipato.

mercoledì 22 maggio 2013

Moratoria Crias, la regione continua a perdere tempo. Le imprese artigiane non possono più aspettare.


Egregio Ass. Reg. all'Economia dott. Bianchi

Nel marzo scorso la giunta regionale deliberava la proroga della moratoria CRIAS per le imprese artigiane siciliane che avevano contratto mutui per investimenti. Naturalmente a seguito dell'atto servivano dei decreti attuativi fatti dall'assessorato alle Attività Produttive e dall'assessorato al Bilancio. Pare, (il condizionale è obbligatorio) che la sua collega dott.Vancheri, (ass. alle attività produttive), si sia attivata. E lei? Facciamo presente che sono diverse le imprese siciliane che attendono questa agevolazione richiesta più volte è ottenuta non per sensibilità politica ma per la tenace e coriacea volontà della nostra organizzazione. Cosa aspetta? Non vede cosa sta accadendo i Sicilia? Si  deve attendere l'ennesimo atto sconsiderato di qualche piccolo imprenditore artigiano? Perché tanto tempo per un atto nei fatti formale? Lo sa che le domande presentate dopo un certo periodo possono essere rigettate proprio per la mancanza di questo decreto attuativo? Si muova. Dia forma concreta alla sua azione amministrativa.

domenica 19 maggio 2013

APPELLO DELLA CARITAS DI MODICA CONTRO LA CRISI CHE INVESTE COMMERCIANTI E ARTIGIANI

PUBBLICHIAMO  L'APPELLO CHE MAURILIO ASSENZA, RESPONSABILE DELLA CARITAS DI MODICA, A RIVOLTO ALLA COMUNITA'. LO RINGRAZIAMO PER QUANTO HA SCRITTO.


FERMIAMO LA DISPERAZIONE E RICOSTRUIAMO LA SPERANZA



Per amore di Gerusalemme non mi darò pace,
finché non sorga come stella la tua giustizia!
Isaia 62,1



Il grave episodio di Vittoria, con un disoccupato che si dà fuoco mettendo a rischio la vita di familiari e soccorritori, si può ripetere nei nostri territori. Questa preoccupazione è emersa negli incontri ecclesiali di questi giorni, ad iniziare dagli incontri del Vescovo per la Visita pastorale, in particolare quello con i piccoli imprenditori e i commercianti colpiti da un iniquo sistema di tasse e imposte che non concede tempi umani per i pagamenti e spinge ad aumenti esorbitanti, impossibili da sostenere soprattutto in tempi di crisi. Si arriva a pignoramenti di beni essenziali come la casa in cui si vive, senza alcuna forma di pietà umana, creando tensioni nelle famiglie e il rischio di gesti esasperati. A ciò si aggiungono tante altre povertà che interessano persone e famiglie fragili che non riescono a trovare e gestire risorse per sopravvivere, colpendo anche il ceto medio, e politiche bancarie che non sembrano certo essere a servizio delle imprese bisognose di prestiti. L’unico obiettivo delle banche non può rimanere quello di massimizzare il profitto. Come ha detto in questi giorni papa Francesco «una delle cause di questa situazione sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell'accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società: abbiamo creato nuovi idoli e l’adorazione dell'antico vitello d'oro ha trovato una nuova e spietata immagine del feticismo del denaro e nella dittatura dell'economia senza volto né scopo realmente umano». 
L’urgenza e i fondamenti di un comune impegno
Le Comunità di parrocchie di Modica avvertono per questo urgente il bisogno di un concreto e diffuso impegno per fermare la disperazione e costruire la speranza. Per i credenti si tratta di corrispondere al desiderio di Dio che ci vuole come unica famiglia, attenti gli uni agli altri, e che gradisce come vero culto l’amore e la giustizia da non separare mai. Per tutti si tratta di pensare ai vincoli umani che non ci possono lasciare indifferenti alla sorte degli altri, che comunque per molti versi diventa la nostra, e alla responsabilità per le nuove generazioni.
La politica troppo lenta, noi cittadini troppo individualisti 
Le attuali povertà sono generate da problemi strutturali che interpellano in primo luogo la politica, la mentalità, l’impegno educativo. La politica appare, con le sue liti e con le sue astratte dichiarazioni, troppo distante e lenta rispetto ai problemi gravi e alle attese della gente. La mentalità resta troppo individualistica per poter uscire con successo dalla crisi e generare quel sussulto di solidarietà che solo può creare condizioni per una ripresa e permettere alle nuove generazioni di pensare con fiducia al futuro. Per questo resta essenziale l’impegno educativo, accompagnato da una cittadinanza attiva e da quell’attenzione gratuita agli altri che trova espressioni significative in esperienze di volontariato. Con esse nella nostra città si mostra che è possibile superare difficoltà e, grazie alla condivisione, costruire pezzi di città e di mondo diversi, perfino belli e gioiosi. 
Una rete che si offre e che richiede il sostegno di tutti 
La cultura della solidarietà e l’impegno delle parrocchie e della Caritas hanno permesso durante quest’anno di attivare nella nostra città una rete di aiuto che si articola a più livelli, che ora possiamo offrire al territorio come un possibile riferimento. Per l’aiuto immediato si sono attivati Centri di aiuto nelle parrocchie che danno quello che possono con fondi di solidarietà e con raccolte di generi alimentari nelle messe, espressione di una condivisione generata dalla fede in Gesù. Per le situazioni più complesse, in cui è necessario costruire una rete di sostegno che coinvolge i servizi sociali e sanitari, si è costituito un gruppo di volontari che permette di aprire il “Centro di ascolto” ogni giorno (il lunedì, mercoledì, venerdì dalle 16,30 alle 19,00; il martedì, giovedì e sabato dalle 9,30 alle 12,00, nella “Casa Giurdanella”, sulla scalinata laterale della chiesa di San Pietro dalla parte di via Grimaldi). Il mercoledì pomeriggio al Centro di ascolto si offre anche un servizio di accesso al microcredito, mentre da ottobre 2012 è attivo il servizio di pronta accoglienza “Il portico di Betsaida”, che ha permesso ospitalità temporanea già a 20 persone. Certo, questo non basta, ma intanto diventa importante sostenere il Portico per le spese che ci sono (dalla luce al vitto) e i fondi di solidarietà delle parrocchie per pagare bollette, affitti, cibo (soprattutto per bambini).
Si rinnova per questo l’invito alla sobrietà e ad avere sempre una voce per i poveri nel bilancio familiare, nelle feste religiose, nelle feste personali e familiari, nel suffragio per i propri cari defunti, nei momenti di svago e nelle gite.
Chi ha di più dia, ma tutti possiamo fare qualcosa ed esigere una politica diversa 
Come diceva don Pino Puglisi – che dal 25 maggio onoreremo come beato e martire, e quindi esempio autentico di felicità e di amore – «l’azione dei volontari è soltanto un segno per cercare di muovere l’ambiente, per cercare di dare un modello di comportamento, per  spingere le autorità a fare il loro dovere, perché tutti a poco a poco si sentano coinvolti. Se ognuno di noi fa qualcosa, allora si può fare molto». Impegniamoci allora, tutti e ognuno, e chi ha di più, dia di più. Soprattutto si evitino atteggiamenti poco umani, che concretamente poi diventano salari bassi, molto peggio lavoro in nero, rispetto ai profitti che si ricavano, o affitti troppo alti delle case o dei locali commerciali.Sono atteggiamenti che dobbiamo evitare e contrastare restando umani e testimoniando, specialmente i credenti in Cristo, le effettive conseguenze della fede in Dio nostro Padre. Insieme, poi, dobbiamo esigere una politica diversa, con un continuo controllo delle scelte amministrative e attenzione alla priorità che si dà ai poveri nei bilanci pubblici e al funzionamento dei servizi, soprattutto sociali e sanitari.
Confidiamo in un riscontro presso le donne e gli uomini di buona volontà e le istituzioni locali e regionali. Ci spinge l’amore per la città che pensiamo come Gerusalemme, città della pace con Dio e tra gli uomini. Ricercando per questo la vera pace, che non è la quiete egoistica, ma la bellezza di una comunità fraterna e giusta!
di Maurilio Assenza

giovedì 16 maggio 2013

Crocetta, munnu a statu e munnu è.


Arriva il nuovo capo di Riscossione Sicilia SPA (la ex Serit) . Società nell’occhio del ciclone per le tante denunce su metodi considerati vessatori e, ultimamente, per le consulenze d’oro assegnate ad un gruppo di avvocati. Il nuovo presidente è l’avvocato Lucia Di Salvo, (legale di Alfonso Cicero, esponente di Confindustria Sicilia alla guida dell’Irsap, l’Istituto che ha assorbito le vecchie Aree di Sviluppo Industriale). Confindustria, grazie a Crocetta, sta sistemando dirigenti e  funzionari dentro la giunta regionale e nei vari enti gestiti dalla Regione. La stessa Confindustria i cui dirigenti qua - parlando di sviluppo e legalità - acquisiscono incarichi, mentre le loro imprese le portano in Cina (per produrre ad es. ammortizzatori per veicoli industriali, auto e treni). Le imprese artigiane siciliane da sempre creano sviluppo, occupazione e reddito nei propri territori ma vengono ignorate. Le loro esigenze (accesso al credito, lotta agli sprechi, sburocratizzazione, ...) difficilmente trovano spazio, però, gli artigiani sono gli imprenditori maggiormente perseguitati da un sistema di riscossione vessatorio. PER QUESTO ABBIAMO ORGANIZZATO, INSIEME A TANTI ALTRI, UNA MANIFESTAZIONE IL 24 MAGGIO A VITTORIA. Le riforme che dovevano venire incontro alle necessità delle microimprese siciliane sono sotto sale come i capperi. Davanti ad una crisi così feroce ci vuole, più attenzione, più impegno e maggiore sensibilità da parte di chi ci governa. La rivoluzione di Crocetta ha preso una forma strana, sembra più un "cambiare tutto per non cambiare nulla". Ma noi al nuovo modello di "MUNNU A STATU E MUNNU E'" non ci rassegniamo. 

domenica 12 maggio 2013

Imu, il vero salasso è stato per le imprese


Articolo di Alberto Crepaldi su Il FattoQuotidiano

Dunque il premier Enrico Letta sta studiando come onorare l’impegno con il Cav. di abolire l’Imu pagata dai proprietari immobiliari. Vale però la pena ricordare che l’Imu è stata un salasso per il mondo delle imprese. Decisamente di più che per le famiglie proprietarie di un’unica abitazione, che in media hanno sborsato 225 euro. Come è noto, in effetti, quasi la metà dei 24,7 miliardi di euro di gettito Imu, ossia 12 miliardi, è arrivato dalle imprese; che peraltro, al tempo dell’Ici garantivano alle casse statali un appannaggio di 5,6 miliardi di euro. C’è da considerare che la quasi totalità dei Comuni italiani ha utilizzato a piene mani la possibilità di innalzare l’aliquota base (7,6 per mille) sugli immobili strumentali all’impresa fino al 10,6 per mille, come si ricava con chiarezza dalla tabella elaborata su alcuni Comuni capoluogo di provincia. Ciò, in combinazione con l’incremento della base imponibile in conseguenza della rivalutazione delle rendite catastali – i coefficienti moltiplicatori sono infatti passati da 100 a 140 per i laboratori artigiani, da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 60 per i capannoni industriali – ha prodotto aggravi pazzeschi. Così, ad esempio, se a Ravenna l’aliquota risulta aver fatto il balzo più importante nel passaggio dall’Ici all’Imu (dal 6,6 al 10,6 per mille), a Parma, Roma, Bologna un negozio e una bottega artigiana hanno pagato, rispetto a quanto dovuto fino ad ora con la vecchia Ici, 5.000 euro in più. Mentre per un capannone industriale di media superficie si sono sborsati addirittura 30.000 euro aggiuntivi. Sono cifre enormi. Che hanno costituito la goccia che ha fatto traboccare il vaso per migliaia di imprese, alle prese con indicatori congiunturali che continuano come noto ad avere il segno meno. Le indiscrezioni sul decreto governativo in via di definizione parlano di un intervento di alleggerimento anche sull’Imu sui beni strumentali. In particolare pare che la rata di giugno per negozi, capannoni e tutti gli immobili di impresa si pagherà in base alle aliquote base. Si tratta certo di un piccolo gesto di attenzione verso il mondo delle imprese. Le quali però, anche con la lieve sforbiciata in preparazione, continueranno a pagare dal 30 al 75% in più di quanto davano ai Comuni con la vecchia Ici. Se l’obiettivo del governo Letta è però quello di ridare fiato alle imprese, l’intervento sull’Imu è un mero palliativo. Ed appare invece sempre più urgente un intervento di riduzione della tassazione sul lavoro basata, come proposto da Squinzi anche qualche giorno fa, sulla neutralizzazione del costo del lavoro dal calcolo degli imponibili Irap. Un
provvedimento, questo, che potrebbe avere come risultato complessivo quello di ridurre del 9% il costo del lavoro. Ma soprattutto quello di fermare la percentuale di giovani attivi senza lavoro, che, in incremento dell’1% circa al mese, potrebbe arrivare entro luglio al 40%.