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mercoledì 4 novembre 2015

Rapporto tra banche e imprese, la Cna di Vittoria ha promosso un seminario per fare il punto della situazione.


 Il rapporto tra le piccole imprese e il sistema del credito in questi anni di crisi si è fatto sempre più difficile. A tal fine la Cna territoriale di Vittoria, d'accordo con la Cna provinciale, ha promosso un apposito incontro che si è svolto nei giorni scorsi, nella sede di via Nicosia, in collaborazione con lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie, proprio per fare il punto sulla suddetta problematica. La Cna territoriale era rappresentata dal presidente Giuseppe La Terra con il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio. Erano poi presenti il presidente provinciale Cna Ragusa, Giuseppe Santocono, e il segretario provinciale Giovanni Brancati. Per lo sportello, invece, sono intervenuti il presidente Giovanni Traina e Davide Guastella. “L’incontro – dice La Terra – è risultato molto partecipato a testimonianza di come la problematica sia particolarmente sentita. Sono state sottolineate le varie anomalie che si possono presentare ogni qualvolta si analizza un estratto conto o un piano di ammortamento finanziario. Non dimentichiamo che l’accesso al credito, soprattutto per le piccole e medie imprese operanti sul territorio, diventa un aspetto fondamentale per la crescita e per lo sviluppo”. Durante l’articolato confronto è emerso che gli imprenditori artigiani non percepiscono gli istituti di credito quali strutture da fronteggiare come se fossero una controparte rispetto alle Pmi. “Ma è anche vero – sottolinea il presidente provinciale Santocono – che gli istituti di credito, negli ultimi anni, a causa della crisi, sono diventati particolarmente rigidi e ciò non ha favorito la propensione agli investimenti che poi avrebbe significato aumento delle occasioni di lavoro nonché possibilità di sviluppo per il territorio”. Ecco perché la Cna auspica la creazione di un nuovo patto con il sistema del credito fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproci. Ed ecco perché l’associazione di categoria, oltre a rendere noti i contenuti delle convenzioni siglate con alcuni istituti di credito operanti nell’area iblea, per agevolare il più possibile l’attività degli imprenditori locali, ha deciso di avviare una collaborazione, che si spera il più possibile proficua, con lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie operante in città. “A Vittoria – conclude il presidente La Terra – stiamo cercando di mettere le basi per favorire il dialogo tra imprese da una parte ed istituti di credito dall’altra. Senza dialogo non sarà possibile garantire quella crescita alla quale tutti ambiscono”.

venerdì 8 agosto 2014

La Cna: "Confindustria dai 2 volti" da www.corrierediragusa.it

Articolo intervista su www.corrierediragusa.it

«Belle parole di denuncia, quelle del presidente regionale della Piccola e media impresa di Confindustria Giorgio Cappello, ma contro chi? Contro la stessa Confindustria?» Con stile, ma sempre polemica è quella innescata da Giuseppe Santocono e Giorgio Stracquadanio dirigenti della Cna di Vittoria (foto). Giorgio Cappello, anche dalle colonne di Corriere di Ragusa, era intervenuto la settimana scors per lanciare il guanto della sfida alle banche, accusate di mettere il cappio al collo alle piccole e medie imprese praticando un sistema del credito che non può portare solo al collasso, alla macelleria sociale. Dichiarazioni che alla Cna di Vittoria sono piaciute, sebbene cariche di contraddizioni! «Sante parole- rintuzzano Stracquadanio e Santocono- che anche se sono pietre vanno lanciate nella giusta direzione per colpire il bersaglio. Ci sono alcune cose, piccole incongruenze, che andrebbero chiarite».

Le domande che la Cna di Vittoria pone a Giorgio Cappello sono due fendenti che puntano dritto al cuore del problema e inchiodano alle responsabilità dei ruoli. «Ma la politica del credito non la decidono i consigli di amministrazione delle banche, grandi e piccole, e nelle fondazioni che le gestiscono? In quasi tutti i c.d.a. siedono molti esponenti di area Confindustria. Alcuni occupano posizioni di vertice. In questi anni i colleghi confindustriali di Cappello che siedono nei cda non hanno forse avallato politiche del credito che vanno contro le esigenze delle micro e piccole imprese?».

Una sorta di gioco delle parti, quello che sottolineano Stracquadanio e Santocono, che vedono protagonisti, nel bene e nel male, gli stessi soggetti: ora benefattori ora avari nel prestare soldi. «Se è così- continua la replica- esimi esponenti della Confindustria hanno penalizzato quel tessuto produttivo che è la base economica (oltre il 90%) del nostro Paese? Le sue dichiarazioni vanno quindi contro importanti dirigenti della sua stessa organizzazione?»

Una presa di posizione che non evita la polemica. «Va detto con estrema sincerità – concludono Santocono e Stracquadanio -che non è assolutamente nostro interesse polemizzare con chi ha avanzato una doverosa denuncia pubblica; l´ultima di una lunga serie (la Cna da tempo ha evidenziato queste anomalie). Vorremmo però che si spiegasse, non a noi, ma ai tanti che hanno letto le dichiarazioni del dott. Cappello, come è possibile dichiarare di costituirsi parte civile "contro le vessazioni del sistema bancario" se ai vertici di quel sistema siedono imprenditori che aderiscono a Confindustria e in alcuni casi al governo?»

Giuseppe La Lota

sabato 19 luglio 2014

Le imprese chiudono per colpa della crisi. il messaggio che sta passando è che rispettare le regole è da deficienti


“E così che viene snervata la resistenza alla crisi delle nostre imprese artigiane. Alcuni nostri associati hanno ricevuto un invito a comparire dall'Agenzia delle Entrate per verificare i redditi relativi ad un periodo d'imposta. Proventi che secondo l'Ente sono troppo bassi rispetto ai beni e ai mezzi che l'impresa possiede”. E’ quanto rilevano il presidente della Cna territoriale Giuseppe Santocono e il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio che mettono in rilievo una vicenda che assume contorni paradossali. “Nella comunicazione infatti – dicono ancora i due – l'Agenzia scrive che "nel periodo d'imposta oggetto del controllo, Lei è stata proprietaria di immobili, … di veicoli, ... la cui gestione ... uso ... manutenzione ... ha comportato il sostenimento di spese”. Apparentemente nulla da eccepire, la comunicazione e le considerazioni, formalmente, sono perfette. Ma la domanda che noi giriamo alle istituzioni è: si sa come l'impresa ha cercato di mantenere questi beni? Si sa, per esempio, che molte attività per pagare le tasse sugli immobili (capannoni e non le ville) e le assicurazioni dei veicoli da lavoro hanno intaccato la scopertura bancaria? Si sa che la banca a fronte dello sforamento ha chiesto all'impresa di rientrare immediatamente? Come sempre ci si ferma in superficie. Solo sulle piccole attività si è abbattuta con forza l'austerità e il rigore secondo il vecchio adagio latino: “dura lex sed lex”. Infatti, mentre il governo con il D.L. 91/2014, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 giugno 2014, viene incontro alle esigenze delle banche reintroducendo l'anatocismo (cioè far pagare a cittadini e imprese interessi su interessi), molti imprenditori artigiani, che hanno fatto grande questo territorio, vengono “accompagnati” a chiudere le loro attività perché presi a cazzotti da un declino fatto di spese generali in continuo aumento (interessi passivi, luce e tanti tipi di tasse, compresa quella più punitiva che si chiama Irap) e di controlli asfissianti”. La Cna territoriale prosegue: “Dal primo gennaio al 30 giugno di quest'anno si sono aperte a Vittoria 19 posizioni presso l'Albo artigiani ma se ne sono chiuse 39 (dati Camera di Commercio). Per la prima volta il saldo è fortemente negativo. Complessivamente in città operano attivamente poco più di 650 imprese artigiane (alla fine del 1996 erano quasi il doppio). Chi chiude non ha nessuna copertura sociale (cassa integrazione, disoccupazione), non esiste per nessuno, però continuerà la propria attività in nero, ciò che guadagnerà sarà reddito netto. Invece su chi rimane aperto si abbatte l'austerità, i controlli, la burocrazia, la mancanza di credito e la concorrenza sleale di chi - sulla carta - non esiste. Sta passando un concetto tanto semplice quanto disastroso: rispettare le regole è da deficienti. Su questo il silenzio delle istituzioni è troppo fragoroso”.
“Questo smottamento – concludono Santocono e Stracquadanio – va arginato, bisogna dare gambe alla speranza, che come si sa cammina su quelle dei giovani che vorrebbero rimanere in questa città, fare una loro impresa, ma vengono bloccati per le troppe complicazioni. Va rimossa l'idea che l'unico pezzo di carta che abbia un valore è il biglietto aereo solo andata. Il destino di Vittoria, con tutte le sue potenzialità, è ancora aperto. Politica e istituzioni devono rendersi conto che questo territorio non è un disastro, è di più: è un tesoro che non può più essere infangato”.

venerdì 27 giugno 2014

Banche e imprese, a Vittoria il rapporto è sempre più difficile.

Pubblichiamo l'articolo/intervista a firma Davide La Rosa uscito su La Sicilia del 28/06/2014.



“Dietro la chiusura di ogni forma di credito ci sono precise scelte manageriali dettate dalla crisi finanziaria che ha colpito tutto il sistema del credito”. 
Pane al pane e vino al vino. L’allarme sulle problematiche che riguardano l’accesso al credito, lo lancia, ancora una volta la Cna di Vittoria. A fare la voce grossa sono il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio ed il Presidente Giuseppe Santocono. 
“Come organizzazione – spiega Santocono - abbiamo sempre avuto una particolare attenzione sulle problematiche di accesso al credito”. “La dinamicità economica di Vittoria – fa da eco Stracquadanio - è stata l'humus su cui gli istituti di credito, che operano in città, si sono nutriti. Una vitalità che ha permesso loro di fare ottimi guadagni, in un periodo di vacche grasse e a seguito di servizi non sempre all'altezza delle aspettative del territorio. Oggi questa vitalità economica è stata fortemente indebolita dalla crisi. 
Vittoria, finanziariamente, non è più attraente come una volta. Le banche in poco tempo si sono adeguate e hanno subito dimenticato quanto era redditizio gestire i conti correnti di molti imprenditori locali. Dovrebbero stare al fianco di chi li ha fatti crescere per sostenerne la ripresa e invece pare che pongono diversi ostacoli. 
Il sospetto che stia avvenendo qualcosa di simile ci viene dettato da alcune testimonianze di piccoli imprenditori locali che stanno resistendo alle attuali difficoltà economiche”. 
“Questi – aggiunge Santocono - ci raccontano di essere chiamati dai preposti di banca, sicuramente costretti ad agire in tal modo dalle loro direzioni centrali, e le chiamate hanno un unico comune denominatore: "rientrare". Pare – denuncia Stracquadanio - che i metodi di rientro che vengono proposti siano un po’ bizzarri”. 
Il racconto a firma Stracquadanio si fa più preciso. “Ci raccontano – chiosa - di richieste di firme su documenti predisposti dagli istituti di credito che richiedono un riconoscimento di debito, una rinuncia ad eventuali azioni giudiziarie sul conto corrente o finanziamento e il rilascio di cambiali in bianco a garanzia del corretto adempimento. Sarà vero – si chiede -? Come organizzazione – conclude - invitiamo, chi eventualmente venisse contattato, a non sottoscrivere subito nulla e a rivolgersi immediatamente alla nostra organizzazione per verificare se l'ipotetica procedura che gli istituti, forse, intendono attuare è corretta”.


Davide La Rosa

giovedì 6 marzo 2014

I bonus delle banche fanno più milionari della lotteria


I paperoni del mondo sono cresciuti del 59% negli ultimi 10 anni: 170mila persone hanno una fortuna calcolata in 20 trilioni di dollari, come il pil di Usa e Germania insieme. Entro il 2024 saranno 215mila i super ricchi con un patrimonio superiore ai 25 milioni di euro. Molti grazie ai premi degli istituti di credito 

della ricchezza nei paesi emergenti.LONDRA - Il numero dei super-ricchi crescerà del 30 per cento in tutto il mondo nel prossimo decennio, grazie al boom dei mercati finanziari e immobiliari che aumentano il patrimonio dell'elite. Mentre la classe media arretra, perlomeno in Occidente, gli "ultra high net worth individuals", ovvero gli individui con una ricchezza "ultra alta", sono sempre più numerosi: sono aumentati di un incredibile 59 per cento negli ultimi dieci anni e oggi sono 167.669, ma diventeranno ancora di più entro il 2024, superando quota 215 mila persone, secondo un rapporto dell'agenzia immobiliare Knight Frank di Londra riportato oggi dal Guardian.

Il rapporto definisce come super-ricchi coloro che hanno un patrimonio superiore a 25 milioni di euro, senza contare il valore della principale proprietà immobiliare, insomma la casa in cui abitano o passano la maggior parte del tempo. Tutti insieme, i quasi 170 mila super ricchi odierni controllano una fortuna calcolata in 20 trilioni di dollari, pari al pil di Stati Uniti e Germania messe insieme. Londra è attualmente la città che ospita più super ricchi appartenenti a tale categoria, ben 4.224, seguita da Singapore e New York. Quest'ultima, secondo lo studio di Knight Frank, sarà la città con il maggior numero di super ricchi nel 2024, ma nel decennio successivo è probabile che sia New York che Londra verranno superate da capitali del mondo asiatico, come Singapore, Tokyo, Hong Kong e Shangai, vista la crescita prodigiosa

A Londra, tuttavia, c'è un gruppo di ricchi che continua a ingrossarsi, nonostante tutti gli appelli a contenere il fenomeno. Sono i banchieri delle grandi banche della City, che secondo cifre rese note ieri e riportate oggi con evidenza in prima pagina dal Daily Mirror e dal Financial Times continuano a ricevere bonus milionari a dispetto delle polemiche su questo tipo di compensazioni. Come scrivono i giornali londinesi con un raffronto paradossale, sono bastate due banche, Barclays e LLoyds, a fare più milionari nel 2013 della lotteria nazionale. Infatti le due banche in questione hanno distribuito 508 bonus da 1 milione di sterline (1 milione e 200 mila euro) in su, mentre il gioco della lotteria ha creato "soltanto" 335 milionari. 

Il rapporto di Knight Frank contiene anche una classifica sull'aumento del valore degli immobili nel mondo: nel 2013 la città in cui il prezzo delle case è più cresciuto è stata Giacarta, capitale dell'Indonesia, con un aumento del 37,7 per cento, seguita da Auckland, Nuova Zelanda (+ 28 per cento) e Bali (+ 22%). Del 3 per cento sono aumentati anche i prezzi delle case nella riviera ligure, segnala lo studio, mentre sono calati del 10 per cento in Sardegna, in Umbria e a Milano.

da Repubblica Economia del 06/03/2014

martedì 17 dicembre 2013

Banche, salgono i depositi crollano i prestiti.


Da www.repubblica.it
MILANO - Salgono ancora le sofferenze bancarie a causa della recessione e dell'aumento dei fallimenti delle imprese. Secondo il rapporto mensile Abi, l'Associazione che raggruppa gli istituti di credito, quelle lorde hanno toccato ad ottobre quota 147,3 miliardi di euro, 27,5 in più di un anno fa e 100 in più rispetto alla fine del 2007. Il rapporto con gli impieghi è al 7,7%, il massimo da ottobre 1999. Le sofferenze lorde sono quei rapporti con soggetti insolventi a prescindere dalle garanzie che li assistono, al lordo delle svalutazioni e dei passaggi a perdita eventualmente effettuati. Quest'anno, tra gennaio e settembre, sono 9.902 i crack registrati dal Cerved, in crescita del 12% su base annua e del 9% nell'ultimo trimestre rispetto al precedente. L'aumento dei fallimenti, spiega Palazzo Altieri, è un fenomeno diffuso anche dal punto di vista geografico, con tassi di variazione più alti di quelli dello scorso anno. Sempre a ottobre l'ammontare delle sofferenze nette ha raggiunto i 77,5 miliardi con un aumento di quasi 17 miliardi rispetto a ottobre 2012: veleggiano ormai ampiamente sopra il 4 per cento (4,18%) degli impieghi, mentre un anno prima erano al 3,15 per cento.

Come non bastasserp queste cifre monstre per testimoniare l'incidenza della crisi economica, dal documento Abi emerge che la caduta degli Impieghi a famiglie e imprese da parte delle banche italiane tocca a novembre il nuovo minimo storico. Secondo le stime dell'Associazione delle
banche, la flessione su base annua ha raggiunto il 4%, percentuale mai registrata nella serie storica che risale agli anni Novanta. Sul "gelo" degli impieghi influisce la recessione e la mancanza di investimenti, ricorda l'associazione delle banche italiane nonchè la rischiosità del credito con un rapporto sofferenze nette su impieghi al 4,18% (era allo 0,86% prima della crisi, nel 2007).

Tale andamento è confermato anche dai recenti dati pubblicati dall'Istat e relativi al terzo trimestre del 2013. Dalla fine del 2007, prima dell'inizio della crisi, a oggi i prestiti all'economia sono passati da 1.673 a 1.851 miliardi, quelli a famiglie e imprese da 1.279 a 1.42 miliardi. I tassi d'interesse sui prestiti si sono assestati in Italia su livelli storicamente bassi, anche in considerazione del fatto che il costo del denaro imposto dalla Bce è ai minimi di sempre: il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è posizionato al 3,48% (dal 3,51% di ottobre 2013; 5,48% a fine 2007), mentre il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni al 3,57% (dal 3,59% del mese precedente; 5,72% a fine 2007), il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 3,80% (2 centesimi al di sotto del mese precedente; 6,18% a fine 2007).

Le difficoltà per le imprese - in un raffronto internazionale - sono poi dimostrate da quanto aumenti ildivario nel costo del credito per le pmi italiane rispetto alle omologhe imprese dell'Eurozona. Il tasso medio per i nuovi prestiti fino a un milione (taglia adatta a una Pmi) è aumentato dal 4,33% di settembre al 4,49% di ottobre. Il divario con l'Eurozona sale così allo 0,66%. Per un nuovo prestito fino a un milione negli altri paesi dell'Eurozona una pmi a ottobre ha pagato in media un tasso del 3,83 per cento con un incremento più contenuto rispetto a settembre rispetto al rincaro dei tassi applicato dalle banche italiane.

Tracciando la dinamica opposta, cioè quella dei denari lasciati "in custodia" agli istituti, si mostra un nuovo rafforzamento dei depositi bancari a novembre: sono saliti del 5,7% a 1.216 miliardi di euro contro il +5,1% di ottobre. Sempre giù le obbligazioni, che sono scese del 9,3% rispetto al -9,6% di ottobre 

sabato 30 novembre 2013

LA BANCA!!! AIUTOOO




BISOGNA ANCHE RIDERE



Credito. 2013 "annus horribilis".



Per il credito a imprese e famiglie italiane il 2013 si sta confermando un “annus horribilis”. A testimoniarlo è uno studio della Banca d’Italia sulle economie regionali che dimostra come nel nostro Paese il credit crunch sia un fenomeno tutt’altro che esaurito. Nei primi sei mesi di quest’anno – si legge nella preoccupante indagine di Bankitalia – è proseguito in tutta Italia il calo dei prestiti bancari alle imprese e la flessione ha interessato tutti i settori produttivi. Per quanto riguarda i nuclei familiari, i finanziamenti bancari sono rimasti stagnanti al centro-nord e sono risultati in netto calo al sud. Secondo l’istituto centrale, l’andamento dei prestiti risente anche della domanda debole ma sono soprattutto le condizioni di offerta a rimanere molto tese. 

Per chi è interessato alla lettura della pubblicazione cliccare sul link
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2013/analisi_m/1323_economieregionali/Economia_delle_regioni_italiane.pdf

giovedì 29 agosto 2013

Continua il calo dei prestiti ai privati. In Italia -4,4% per le imprese.

 A luglio, segno meno per il quindicesimo mese consecutivo per i prestiti a famiglie e imprese nell'eurozona, nonostante i recenti segnali di ripresa. Lo comunica la Banca Centrale Europea, spiegando che su base annua la contrazione è stata dell'1,9%, dopo il -1,6% di giugno. In Italia, secondo i dati della Bce, i prestiti alle famiglie sono scesi dell'1,1%, mentre quelli alle società non finanziarie sono calati del 4,4%, segnando comunque un rialzo rispetto al mese precedente.

lunedì 29 luglio 2013

Banche, si comincia a sentire la puzza di bruciato


La Banca d'Italia ha ficcato il naso nei conti di 20 istituti di cedito italiani. L'ispezione ha liberato il puzzo di bruciato che per tanto tempo è stato nascosto con potenti deodoranti.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/29/wsj-ispezione-bankitalia-su-alcune-grandi-banche-potrebbe-spingere-a-vendita-asset/670862

/http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-07-29/ispezioni-bankitalia-grandi-banche-190550.shtml

martedì 14 maggio 2013

Dopo i fatti di oggi a Vittoria, la Cna: “La disperazione rischia di prendere il sopravvento sulla ragione. Non è possibile continuare ad andare avanti in questo modo ancora per molto”


“Quando ci si dà fuoco per salvare la casa messa all’asta si è toccato il fondo. Non c'è più tempo da perdere. La disperazione rischia di prendere il sopravvento sulla ragione”. Questa l'amara considerazione che arriva dal presidente della Cna territoriale di Vittoria, Giuseppe Santocono, e dal responsabile organizzativo, Giorgio Stracquadanio, dopo i gravi fatti di oggi in città. “Lo abbiamo detto più volte in questi mesi – continuano i due – certe procedure, molto spesso non rispettose della dignità umana, poste in essere dagli enti preposti, hanno ormai avviato una spirale fatta di rabbia e disperazione. Dire che avevamo ragione è tanto consolatorio quanto inutile. C'è una crisi forte nel nostro territorio ma fino ad oggi abbiamo fatto finta di non vederla. Nel frattempo, in silenzio, abbiamo cambiato speranze, consumi e redditi modificando lentamente la nostra vita e le nostre condizioni. Oggi dopo questa doccia fredda, forse, abbiamo capito che tutto è cambiato, che è in atto il declino economico ma anche il decadimento morale del nostro territorio. Le incertezze economiche hanno reso insignificante la vita, la propria, quella dei propri cari e quella del prossimo. La manifestazione che come organizzazione abbiamo indetto per il 24 maggio assume, purtroppo, un significato ancora più amaro. La politica dovrà ascoltare, non potrà sfilare. Non serve più capire chi è in difficoltà, di consolazione le imprese ne hanno ricevuta tanta. Servono misure concrete per cambiare e superare le difficoltà”.

venerdì 3 maggio 2013

Lettera aperta di un artigiano al sistema bancario



Sono il titolare di un impresa artigiana associata alla CNA che opera nel comparto costruzioni. La mia attività negli anni si è sviluppata non solo dimensionalmente ma anche specializzandosi e qualificandosi. Malgrado la crisi, riesco a resistere. Anche se il lavoro nell'ultimo periodo ha subito un piccola flessione non ho licenziato nessuno dei miei dipendenti. Il rapporto umano e di fiducia che si è instaurato tra me e chi mi collabora mi impone di essere rispettoso nei confronti di chi ha contribuito insieme a me alla crescita della mia impresa. Questo mio riguardo (non sono per nulla pentito) ha leggermente intaccato le risorse finanziarie della mia attività. Fortunatamente nulla di preoccupante, sono ottimista per natura e so anche che riuscirò insieme a tanti piccoli imprenditori come me ad uscire fuori da questa situazione. La sensibilità e l'ottimismo però non trovano dimora negli istituti di credito. La banca di cui sono cliente da anni, dove ho fatto canalizzare gli stipendi dei miei dipendenti, dove sono depositati i miei piccoli risparmi, appena ha avvertito la mia difficoltà ha immediatamente sentito l'esigenza di comunicarmi una “PROPOSTA DI MODIFICA UNILATERALE DEL CONTRATTO RELATIVO AL RAPPORTO N.... A LEI/VOI INTESTATO”. La proposta UNILATERALE consisteva nell'aumentare il tasso debitore di circa due punti in percentuale. Il motivo della variazione veniva spiegato nella lettera: o
Tali variazioni si sono rese necessarie in considerazione dell'incremento del Suo rischio creditizio quale evidenziato dagli indicatori qualitativi adottati dalla banca nell'abito delle procedure e tenuto altresì conto del deterioramento dello scenario macroeconomico che richiede un'analisi continua delle singole posizioni affidate.
Questa cosa non mi ha preoccupato ma mi ha fatto riflettere. Se avessi licenziato i miei dipendenti le considerazioni dell'incremento del MIO rischio creditizio...gli indicatori qualitativi...gli scenari macroeconomici... sicuramente non sarebbero mutati (IO però non avrei avuto il coraggio di guardarmi allo specchio). Quindi, se non faccio investimenti, se non creo o non mantengo i livelli occupazionali, cioè se non faccio impresa, secondo la banca ho un ottimo rating(??) Ma le banche (sarei fortemente ingeneroso se indicassi solo la mia) che imprese sono? Io sono un imprenditore perché rischio, investo, creo nel mio piccolo occupazione e sviluppo, non mi rassegno davanti alle difficoltà di una crisi che sto subendo insieme a tanti altri. Le banche (soprattutto nella mia città) hanno avuto e hanno invece il ruolo dei prenditori. Hanno utilizzato i nostri risparmi per giocare d'azzardo nel casinò della finanza perdendone sicuramente una buona parte. Hanno ricevuto immediatamente aiuti dalla Stato (e quindi anche da me) mentre le piccole imprese ancora attendono. Hanno incassato gli aiuti dalla BCE. Tutto questo sostegno che fine ha fatto? L'economia reale, il territorio si aspettava qualcosa. Invece no. Hanno dimenticato che gli attori veri dello sviluppo sono le imprese sane, quelle che operano nella legalità, le stesse che producono risorse necessarie quali: occupazione, reddito e risparmio. Le banche, quando le cose andavano bene, con fastidio e cercando sempre più garanzie di quante ne servivano, si sforzavano di sostenere l'economia sana di questo territorio. Ora, con la crisi in atto, la stanno definitivamente affondando. Davanti a queste evidenze sono io (sono convinto che tantissimi la pensano come me) che propongo unilateralmente, al sistema bancario, più chiarezza nelle procedure che adotta, maggiore trasparenza nell'utilizzo delle somme che gestisce e riceve come aiuto, massimo rispetto per chi fa veramente impresa. Scaricare le proprie difficoltà sulle piccole imprese, e non contenti, umiliarle e mortificarle con comunicazioni che presentano un'analisi generica utile a giustificare il modo e il metodo per spillare ancora soldi mi sembra veramente eccessivo.
La politica, se ha ancora un pizzico di dignità e se è ancora mossa da un minimo di passione per le questioni vere, si attivi. L'immobilismo e il silenzio sono parenti stretti della complicità.

venerdì 19 aprile 2013

L'ASSENZA DI CREDITO ALIMENTA L'USURA



La crisi economica determina un altro passo indietro: non si chiedono più neanche i prestiti, almeno al sistema creditizio legale. Una rinuncia che, per molti, rappresenta la drammatica anticamera dell'usura. Nel 2012, stando agli ultimi dati del Crif (il database del credito), la domanda di mutui è crollata del 42% e nel 2013 le flessioni sono del 14, 10 e 9% rispettivamente a gennaio, febbraio e marzo. Dall'inizio della crisi a oggi il calo complessivo è del 53%. Diminuisce anche la richiesta di prestiti che dal 2009 è scesa del 18%. Stessa Caporetto sul fronte delle imprese: a marzo, per la prima volta negli ultimi 12 mesi, c'è un meno nella domanda di prestiti, una flessione del 3,08%. Da una parte, quindi, contrazione dell'offerta di credito da parte delle banche, dall'altra famiglie e imprese non hanno più fiducia nelle proprie capacità di onorare il debito e di superare l'"esame" di credibilità davanti alla banca o alla finanziaria. Senza contare l'effetto dei tassi elevati, denunciato nei giorni scorsi dal presidente Bce, Mario Draghi, e ribadito dall'Fmi nell'ennesimo allarme credit crunch. Così, gli italiani stanno precipitando nel baratro dell'indebitamento e del fallimento: sulle famiglie, secondo Bankitalia, grava un debito medio di 30mila euro (+28,7% dal 2008) e oltre il 38% non sarebbe in grado di sostenere una spesa imprevista di 800 euro. I dati delle Camere di Commercio ci dicono che nei primi quattro mesi 2012 i protesti bancari sono aumentati del 3%. Tra il 2010 e il 2012oltre 200 mila aziende hanno chiuso i battenti per indebitamento o perché vittime degli strozzini. Nel 2012, sottolinea uno studio di Contribuenti. it, il fenomeno dei "prestiti illegali" è cresciuto mediamente del 155,2% e sarebbero a rischio usura oltre tre milioni di famiglie e 2,5 milioni di piccoli imprenditori. La cifra iniziale richiesta è piuttosto modesta, mediamente dai 5 ai 20mila, ma gli interessi lievitano fino al 20% mensile (240% annuo) soffocando la vittima. Tassi a livelli esorbitanti anche nel caso dell'usura mordi e fuggi: si chiedono soldi al mattino per restituirli la sera con un ricarico del 10%. Purtroppo l'aumento del fenomeno è inversamente proporzionale al numero delle denunce: nel 2009 erano 369 i casi di usura, nel 2011 solo 230, inoltre cresce il numero degli arresti (da 736 a 1.223), il che indica che il giro dello strozzo sta diventando sempre più organizzato. Le denunce continuano a calare, oltre che per le comprensibili paure delle vittime, a causa dell'inadeguatezza della legge contro l'usura, la 108 del 1996. Ci vogliono anni prima che la vittima venga risarcita. Ma in tanti casi arriva prima il suicidio.

Riadattamento articolo comparso su www.repubblica.it


sabato 13 aprile 2013

Le banche aiutano lo Stato ma non aiutano famiglie e imprese.


Il paradosso dei paradossi. Se famiglie e imprese sono sempre più in difficoltà, anche a seguito della forte contrazione dei prestiti bancari registrata in questo ultimo anno, la Pubblica Amministrazione, invece, continua a ricevere i soldi con grande facilità. I dati della Banca d’Italia sottolineano come nell’ultimo anno (febbraio 2013 su febbraio 2012) la variazione del credito erogato dalle banche alle Amministrazioni pubbliche è stata pari al +2,9% (di cui +4,9% all'Amministrazione centrale e -1,1% agli Enti locali ed agli Enti di previdenza). In termini assoluti gli impieghi erogati dalle banche al comparto pubblico sono aumentati di 7,58 miliardi, mentre tra le società non finanziarie e le famiglie produttrici (vale a dire le imprese) la variazione è stata del -3,4%. In termini assoluti le aziende hanno subito una “stretta” pari a 34 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno patito una riduzione dei prestiti del -1%, che corrisponde ad un valore assoluto pari a -5,1 miliardi di euro. La nostra Pubblica amministrazione non paga le imprese che hanno effettuato servizi per essa e il sistema creditizio cosa fa ? La privilegia, però penalizza gli Enti locali, ma soprattutto punisce le imprese. I posti di lavoro, piaccia o no, li creano le aziende private, soprattutto quelle di piccola dimensione. Dai dati INPS emerge chiaramente come la richiesta di ore di cassa integrazione stia esplodendo. Se non vengono sostenute, difficilmente si potrà evitare un ulteriore aumento della disoccupazione. Secondo uno studio dell'osservatorio sul turismo scolastico del Touring Club Italiano, per effetto delle difficoltà economiche delle famiglie, quest'anno neanche uno studente su tre parteciperà alle gite scolastiche. Il sistema produttivo insieme al mondo del lavoro stanno precipitando. Bisogna costruire un argine prima che la valanga travolga tutto.


Rielaborazione articolo www.cgiamestre.com




lunedì 8 aprile 2013

Le aziende non investono più. Persi 4 milioni al giorno dal 2007


Investimenti in caduta libera. Le imprese non hanno risorse proprie e le banche non prestano più soldi se non a tassi proibitivi. Anche per questo il sistema produttivo, da sempre banca-dipendente, si sta fermando e la ripresa non si vede. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata dal Centro Studi della Cna, pubblicata a pagina 13 de “La Repubblica” del 05/04/2013. Secondo le elaborazioni della Cna tra il 2007 e il 2012 si sono persi, in termini reali, circa 6,7 miliardi di euro di investimenti. Vuol dire meno innovazione e meno produttività. Significa ridimensionamento delle aziende, riduzione della manodopera e perdita di competitività. E’ l’economia reale che si spegne e non riesce più a scommettere sul futuro.

da www.cna.it

sabato 30 marzo 2013

Vittoria: è in atto la desertificazione economica.




La crisi sta divorando il tessuto delle pmi di Vittoria. Dall'inizio dell'anno sono state presentate oltre 100 domande di cancellazione alla CCIAA di Ragusa (tra Registro Imprese e Albo Artigiani). La disoccupazione è cresciuta. l'ISTAT certifica che nel 2012 in provincia di Ragusa il tasso di disoccupazione (riferito a lavoratori di età compresa fra i 15 e 64 anni) è salito al 40,9%. Vittoria è in linea con questo dato. I dati del centro ascolto Caritas di Vittoria ci dicono di una accelerazione dei processi che portano alla povertà con un area del disagio che va dai 20 ai 60 anni. La capacità imprenditoriale, il mercato, l'economia, di questo territorio stanno perdendo spinta, non riescono, più a creare sviluppo, siamo schiacciati sempre più in basso. Ad aumentare ansie e preoccupazioni tra le imprese che resistono contribuiscono anche le future scadenze fiscali del prossimo giugno/luglio a partire dalle imposte comunali, IMU, TARSU/TARES. Cessare l'attività per continuarla in nero sta diventando la norma, è l'unico modo per avere un po di reddito, liquidità ( fino a quando?). All'aridità economica si sta associando la desertificazione demografica. A Vittoria è ricomparso lo spettro dell'emigrazione. Diversi titolari di piccole imprese, dopo aver chiuso l'attività e messo in vendita gli immobili per pagare i debiti si preparano a trovare “fortuna” da qualche altra parte (?). Il lavoro e gli interessi di chi lo crea non sono più un valore. A parole si invoca ottimismo e fiducia ma nei fatti queste parole servono solo come contorno, hanno il sapore di una fastidiosissima pacca sulla spalla. I primi a tradire questi concetti sono le banche le quali chiedono sempre più garanzie anche per un prestito di poche migliaia di euro. Gli istituti di credito, nei fatti hanno legato un masso al collo alle imprese e alle famiglie gli unici soggetti che cercano di nuotare nel mare in tempesta della crisi. Il vortice che rischia di travolgerci sta tutto qui: il lavoro c'è però mancano i soldi, le banche non erogando prestiti, l'economia peggiora, le tasse aumentano e la ripresa si allontana. Bisogna uscire da queste sabbie mobili. Il vedersi sbattere la porta in faccia dalle istituzioni o dalla banca, la disperazione di non poter incassare il dovuto, l'impoverimento repentino, rischiano di avviare processi non facilmente controllabili. Le banche devono ritornare a fare il loro lavoro non possono più temporeggiare. Questa lunga esitazione ha creato prima ansia da ripresa, poi disperazione adesso tutto rischia di diventare rabbia.

domenica 10 marzo 2013

SERVONO SOLUZIONI VERE. URGE DARE CREDITO ALLE MICROIMPRESE



Nel confronto con i dati del 2011, gli indicatori economici del 2012 sono da brivido:
-6,2% per la produzione industriale;
-4,3% il fatturato;
-9,8% gli ordinativi nell’industria;
-14% la produzione nelle costruzioni;
-32,7 miliardi di euro di prestiti bancari alle aziende;
+ 14,4 miliardi di euro di sofferenze bancarie in capo alle imprese.
La tragedia che si è consumata a Perugia è figlia anche del drammatico quadro economico generale in cui versano le aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione. Molti titolari di microimprese stanno perdendo il lume della ragione. Lo sconforto e l’esasperazione sta spingendo alcuni di loro a gesti sconsiderati che non sono per nulla giustificabili. Per prevenire tutto ciò non c’è che una soluzione: auspicare che la politica ritorni a fare il suo mestiere, dando risposte credibili alle esigenze di liquidità che i piccoli imprenditori vanno invocando inutilmente da più di un anno. Qualche settimana fa, fortunatamente senza che alla fine ci sia stata nessuna vittima, è accaduta la stessa cosa in provincia di Padova. Un piccolo imprenditore, dopo la mancata erogazione di un prestito, ferì con un colpo di pistola il direttore della Banca di Credito Cooperativo di Campodarsego (Pd). Un gesto che sembrava isolato. Ora, dopo quello di Perugia, è il secondo caso che avviene nel giro di pochissimo tempo e ripropone il paradosso che stiamo vivendo in questi mesi. Moltissimi piccoli imprenditori (anche a Vittoria) stanno chiedendo soldi per pagare le tasse ed i contributi perché i committenti non li pagano o lo fanno con ritardi spaventosi. Una situazione che sta degenerando di settimana in settimana, spingendo moltissime imprese verso il fallimento, non per debiti, ma per crediti.

Articolo tratto da www.cgiamestre.com e riadattato

domenica 27 gennaio 2013

FAMIGLIE RAGUSANE IN ROSSO. DALL'AVVENTO DELL'EURO L'INDEBITAMENTO MEDIO E' AUMENTATO DEL 98,60%


 L’introduzione della moneta unica ha sicuramente contribuito a far impennare i debiti, non tanto per aver spinto all’insù il costo della vita, ma per aver contribuito a far scendere i tassi di interesse praticati dalle banche nella prima parte del decennio scorso a livelli mai toccati nella storia recente del nostro Paese. Infatti, se tra il 1991 ed il 2001 i tassi medi applicati dagli istituti di credito al settore privato si attestavano all’11,2%, tra il 2002 ed il 2012 sono scesi al 5,5%. Questa opportunità ha spinto moltissime famiglie ad indebitarsi attraverso l’ accensione di un mutuo per l’acquisto della prima o della seconda casa, almeno fino all’inizio della crisi. Se nel 2002 gli impieghi bancari per ciascuna famiglia italiana ammontavano mediamente a 8.312 euro, 10 anni dopo l’esposizione bancaria ha raggiunto la soglia dei 20.000 euro (precisamente 19.916 euro). In questo decennio la variazione percentuale è stata del +139,6%, mentre l’incremento in termini assoluti è stato pari a +11.604. Tra il 2002 ed il 2012 ll'inflazione è aumentata del +25,4%. Al 31 ottobre 2012, le famiglie della provincia di Ragusa, nella classifica stilata dalla CGIA di Mestre, sono risultate all'81° posizione, con un debito bancario medio pari a 14.190 euro (+98,60% rispetto a 10 anni prima).
Al di là dei risultati emersi da questa analisi la dimensione e l’andamento del debito privato è molto importante in economia. Per molti studiosi le oscillazioni dello spread risentono maggiormente della quantità e del trend del debito privato e di quello estero che non dall’andamento del debito pubblico.


articolo tratto da: http://www.cgiamestre.com/wpcontent/uploads/2013/01/famiglieinrosso.pdf

mercoledì 9 gennaio 2013

Istat. Le imprese non investono. -1,9% nel terzo trimestre 2012


Nel terzo trimestre del 2012 il tasso di investimento delle società non finanziarie (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto ai prezzi base) è stato pari al 20,3%, in diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2011. Lo comunica l'Istat. Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno segnato una flessione dell’1,6% in termini congiunturali e dell’11,2% in termini tendenziali. Secondo l'istituto, inoltre, nel terzo trimestre del 2012 la quota di profitto delle società non finanziarie (misurata dal rapporto tra risultato lordo di gestione e valore aggiunto lordo ai prezzi base) è stata pari al 38,6%, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Tale aumento è stato determinato da una crescita del risultato lordo di gestione (+0,8%) superiore a quella del valore aggiunto (+0,1%). In termini tendenziali, la quota di profitto è diminuita di 2,4 punti percentuali, rispetto al corrispondente trimestre del 2011, per effetto di una riduzione del risultato lordo di gestione molto più marcata di quella del valore aggiunto (rispettivamente -8,4% e - 2,8%).

venerdì 4 gennaio 2013

Il sistema bancario faccia la propria parte nel 2013


Il 2012 è stato un anno molto difficile per l'economia vittoriese. Le microimprese del nostro territorio, da modello di prosperità sociale, sono diventate l’anello debole della nostra economia”. Inizia così l’analisi degli ultimi dodici mesi fatta dalla Cna di Vittoria con riferimento alla realtà locale. Il presidente Giuseppe Santocono e il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio analizzano con la massima attenzione quello che è accaduto. “Una spinta significativa verso il baratro – spiegano – è arrivata dalla politica dell’accesso al credito adottata da tutti gli istituti bancari. Hanno smesso di sostenere le imprese e le famiglie. Il credito, quella voce nata come fattore di sviluppo e di copertura in piena sintonia con l’economia reale, solo nel 2012 è diminuito drasticamente. Sono aumentati del 25% i casi di rifiuto delle richieste di finanziamento. Eppure le banche (anche quelle locali) sono state salvate dallo Stato, più di una volta, con fondi pubblici, hanno ricevuto prestiti a tassi bassissimi (1% e 0,75%) dalla Bce e hanno continuato a raccogliere risparmi. Tutta questa massa di denaro, in quota parte arrivata anche da noi, che fine ha fatto? Come mai non è stata reinvestita sul territorio? Quali sono i motivi di questa “esagerata cautela”? Di fatto è stata bloccata l'economia. L’edilizia, da sempre straordinario volano dello sviluppo locale, l'unico settore produttivo in grado di attivare un vasto e articolato indotto, vive una crisi che non dà segnali di rallentamento. Anzi si aggrava ogni giorno che passa, nonostante i continui e ricorrenti allarmi lanciati dalla nostra organizzazione”. "L'edilizia residenziale – continuano Santocono e Stracquadanio – che negli ultimi anni si è retta grazie ai mutui prima casa o per ristrutturazione, è al palo. I numeri parlano chiaro: l’ultimo dato Assofin disponibile, relativo al periodo gennaio-settembre, riporta un –57% di erogazione mutui nel 2012 rispetto ai valori dell’anno precedente. Le imprese di servizio all'agricoltura (autotrasporto, produzione imballaggi, impiantistica specializzata) sono state relegate nella stessa incertezza economica delle imprese agricole, così come i settori dell'autoriparazione (meccanici, elettrauto, carrozzieri e gommisti) e dei servizi alla persona (estetica e acconciatori) risentono la crisi economica delle famiglie. Grazie a questo atteggiamento, la garanzia dei consorzi fidi ha perso la propria spinta. Mentre prima agevolava l'accesso ai finanziamenti per investimenti (attrezzature, capannoni, gestione aziendale) ora ha un valore sempre più relativo. Malgrado ciò le microimprese locali resistono, rimangono in piedi, riescono a trovare lavoro, non c'è voglia di abbattersi o peggio di chiudere. Di fronte a questo, non si comprende l'eccessiva precauzione del sistema bancario nel concedere credito. Perché questo atteggiamento di chiusura riguarda solo l’economia reale e non chi ha promosso (anche in questo territorio) quelle speculazioni finanziarie che hanno creato questa crisi? Come mai? Forse gli istituti di credito (tutti) hanno precise responsabilità? La situazione è nota a tutti e bisogna uscire da questo vortice. Il 2013 non può essere in continuità con il 2012. Serve un atteggiamento diverso: gruppi bancari e banche locali devono ritrovare il loro ruolo originario sostenendo quell'economia, locale-legale, che crea lavoro vero, reddito e sviluppo. Il denaro è importante solo quando sostiene gli investimenti reali. I fondi, se non sono stati utilizzati per altre cose, ci sono. Questa sfida va affrontata con volontà, chiarezza e facendo sistema. Le imprese artigiane sono pronte. E le banche?”.