Il
rapporto tra le piccole imprese e il sistema del credito in questi
anni di crisi si è fatto sempre più difficile. A tal fine la Cna
territoriale di Vittoria, d'accordo con la Cna provinciale, ha
promosso un apposito incontro che si è svolto nei giorni scorsi,
nella sede di via Nicosia, in collaborazione con lo Sportello delle
criticità bancarie e tributarie, proprio per fare il punto sulla
suddetta problematica. La Cna territoriale era rappresentata dal
presidente Giuseppe La Terra con il responsabile organizzativo
Giorgio Stracquadanio. Erano poi presenti il presidente provinciale
Cna Ragusa, Giuseppe Santocono, e il segretario provinciale Giovanni
Brancati. Per lo sportello, invece, sono intervenuti il presidente
Giovanni Traina e Davide Guastella. “L’incontro – dice La Terra
– è risultato molto partecipato a testimonianza di come la
problematica sia particolarmente sentita. Sono state sottolineate le
varie anomalie che si possono presentare ogni qualvolta si analizza
un estratto conto o un piano di ammortamento finanziario. Non
dimentichiamo che l’accesso al credito, soprattutto per le piccole
e medie imprese operanti sul territorio, diventa un aspetto
fondamentale per la crescita e per lo sviluppo”. Durante
l’articolato confronto è emerso che gli imprenditori artigiani non
percepiscono gli istituti di credito quali strutture da fronteggiare
come se fossero una controparte rispetto alle Pmi. “Ma è anche
vero – sottolinea il presidente provinciale Santocono – che gli
istituti di credito, negli ultimi anni, a causa della crisi, sono
diventati particolarmente rigidi e ciò non ha favorito la
propensione agli investimenti che poi avrebbe significato aumento
delle occasioni di lavoro nonché possibilità di sviluppo per il
territorio”. Ecco perché la Cna auspica la creazione di un nuovo
patto con il sistema del credito fondato sulla fiducia e sul rispetto
reciproci. Ed ecco perché l’associazione di categoria, oltre a
rendere noti i contenuti delle convenzioni siglate con alcuni
istituti di credito operanti nell’area iblea, per agevolare il più
possibile l’attività degli imprenditori locali, ha deciso di
avviare una collaborazione, che si spera il più possibile proficua,
con lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie operante in
città. “A Vittoria – conclude il presidente La Terra – stiamo
cercando di mettere le basi per favorire il dialogo tra imprese da
una parte ed istituti di credito dall’altra. Senza dialogo non sarà
possibile garantire quella crescita alla quale tutti ambiscono”.
Visualizzazioni totali
Visualizzazione post con etichetta banche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta banche. Mostra tutti i post
mercoledì 4 novembre 2015
venerdì 8 agosto 2014
La Cna: "Confindustria dai 2 volti" da www.corrierediragusa.it
Articolo intervista su www.corrierediragusa.it
«Belle parole di denuncia, quelle del presidente regionale della Piccola e media impresa di Confindustria Giorgio Cappello, ma contro chi? Contro la stessa Confindustria?» Con stile, ma sempre polemica è quella innescata da Giuseppe Santocono e Giorgio Stracquadanio dirigenti della Cna di Vittoria (foto). Giorgio Cappello, anche dalle colonne di Corriere di Ragusa, era intervenuto la settimana scors per lanciare il guanto della sfida alle banche, accusate di mettere il cappio al collo alle piccole e medie imprese praticando un sistema del credito che non può portare solo al collasso, alla macelleria sociale. Dichiarazioni che alla Cna di Vittoria sono piaciute, sebbene cariche di contraddizioni! «Sante parole- rintuzzano Stracquadanio e Santocono- che anche se sono pietre vanno lanciate nella giusta direzione per colpire il bersaglio. Ci sono alcune cose, piccole incongruenze, che andrebbero chiarite».
Le domande che la Cna di Vittoria pone a Giorgio Cappello sono due fendenti che puntano dritto al cuore del problema e inchiodano alle responsabilità dei ruoli. «Ma la politica del credito non la decidono i consigli di amministrazione delle banche, grandi e piccole, e nelle fondazioni che le gestiscono? In quasi tutti i c.d.a. siedono molti esponenti di area Confindustria. Alcuni occupano posizioni di vertice. In questi anni i colleghi confindustriali di Cappello che siedono nei cda non hanno forse avallato politiche del credito che vanno contro le esigenze delle micro e piccole imprese?».
Una sorta di gioco delle parti, quello che sottolineano Stracquadanio e Santocono, che vedono protagonisti, nel bene e nel male, gli stessi soggetti: ora benefattori ora avari nel prestare soldi. «Se è così- continua la replica- esimi esponenti della Confindustria hanno penalizzato quel tessuto produttivo che è la base economica (oltre il 90%) del nostro Paese? Le sue dichiarazioni vanno quindi contro importanti dirigenti della sua stessa organizzazione?»
Una presa di posizione che non evita la polemica. «Va detto con estrema sincerità – concludono Santocono e Stracquadanio -che non è assolutamente nostro interesse polemizzare con chi ha avanzato una doverosa denuncia pubblica; l´ultima di una lunga serie (la Cna da tempo ha evidenziato queste anomalie). Vorremmo però che si spiegasse, non a noi, ma ai tanti che hanno letto le dichiarazioni del dott. Cappello, come è possibile dichiarare di costituirsi parte civile "contro le vessazioni del sistema bancario" se ai vertici di quel sistema siedono imprenditori che aderiscono a Confindustria e in alcuni casi al governo?»
Le domande che la Cna di Vittoria pone a Giorgio Cappello sono due fendenti che puntano dritto al cuore del problema e inchiodano alle responsabilità dei ruoli. «Ma la politica del credito non la decidono i consigli di amministrazione delle banche, grandi e piccole, e nelle fondazioni che le gestiscono? In quasi tutti i c.d.a. siedono molti esponenti di area Confindustria. Alcuni occupano posizioni di vertice. In questi anni i colleghi confindustriali di Cappello che siedono nei cda non hanno forse avallato politiche del credito che vanno contro le esigenze delle micro e piccole imprese?».
Una sorta di gioco delle parti, quello che sottolineano Stracquadanio e Santocono, che vedono protagonisti, nel bene e nel male, gli stessi soggetti: ora benefattori ora avari nel prestare soldi. «Se è così- continua la replica- esimi esponenti della Confindustria hanno penalizzato quel tessuto produttivo che è la base economica (oltre il 90%) del nostro Paese? Le sue dichiarazioni vanno quindi contro importanti dirigenti della sua stessa organizzazione?»
Una presa di posizione che non evita la polemica. «Va detto con estrema sincerità – concludono Santocono e Stracquadanio -che non è assolutamente nostro interesse polemizzare con chi ha avanzato una doverosa denuncia pubblica; l´ultima di una lunga serie (la Cna da tempo ha evidenziato queste anomalie). Vorremmo però che si spiegasse, non a noi, ma ai tanti che hanno letto le dichiarazioni del dott. Cappello, come è possibile dichiarare di costituirsi parte civile "contro le vessazioni del sistema bancario" se ai vertici di quel sistema siedono imprenditori che aderiscono a Confindustria e in alcuni casi al governo?»
Giuseppe La Lota
Etichette:
banche,
cna vittoria,
Confindustria,
credito,
crisi,
imprese artigiane
sabato 19 luglio 2014
Le imprese chiudono per colpa della crisi. il messaggio che sta passando è che rispettare le regole è da deficienti
“E
così che viene snervata la resistenza alla crisi delle nostre
imprese artigiane. Alcuni nostri associati hanno ricevuto un invito a
comparire dall'Agenzia delle Entrate per verificare i redditi
relativi ad un periodo d'imposta. Proventi che secondo l'Ente sono
troppo bassi rispetto ai beni e ai mezzi che l'impresa possiede”.
E’ quanto rilevano il presidente della Cna territoriale Giuseppe
Santocono e il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio che
mettono in rilievo una vicenda che assume contorni paradossali.
“Nella comunicazione infatti – dicono ancora i due – l'Agenzia
scrive che "nel periodo d'imposta oggetto del controllo, Lei è
stata proprietaria di immobili, … di veicoli, ... la cui gestione
... uso ... manutenzione ... ha comportato il sostenimento di spese”.
Apparentemente nulla da eccepire, la comunicazione e le
considerazioni, formalmente, sono perfette. Ma la domanda che noi
giriamo alle istituzioni è: si sa come l'impresa ha cercato di
mantenere questi beni? Si sa, per esempio, che molte attività per
pagare le tasse sugli immobili (capannoni e non le ville) e le
assicurazioni dei veicoli da lavoro hanno intaccato la scopertura
bancaria? Si sa che la banca a fronte dello sforamento ha chiesto
all'impresa di rientrare immediatamente? Come sempre ci si ferma in
superficie. Solo sulle piccole attività si è abbattuta con forza
l'austerità e il rigore secondo il vecchio adagio latino: “dura
lex sed lex”. Infatti, mentre il governo con il D.L. 91/2014,
pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 giugno 2014, viene incontro
alle esigenze delle banche reintroducendo l'anatocismo (cioè far
pagare a cittadini e imprese interessi su interessi), molti
imprenditori artigiani, che hanno fatto grande questo territorio,
vengono “accompagnati” a chiudere le loro attività perché presi
a cazzotti da un declino fatto di spese generali in continuo aumento
(interessi passivi, luce e tanti tipi di tasse, compresa quella più
punitiva che si chiama Irap) e di controlli asfissianti”. La Cna
territoriale prosegue: “Dal primo gennaio al 30 giugno di
quest'anno si sono aperte a Vittoria 19 posizioni presso l'Albo
artigiani ma se ne sono chiuse 39 (dati Camera di Commercio). Per la
prima volta il saldo è fortemente negativo. Complessivamente in
città operano attivamente poco più di 650 imprese artigiane (alla
fine del 1996 erano quasi il doppio). Chi chiude non ha nessuna
copertura sociale (cassa integrazione, disoccupazione), non esiste
per nessuno, però continuerà la propria attività in nero, ciò che
guadagnerà sarà reddito netto. Invece su chi rimane aperto si
abbatte l'austerità, i controlli, la burocrazia, la mancanza di
credito e la concorrenza sleale di chi - sulla carta - non esiste.
Sta passando un concetto tanto semplice quanto disastroso: rispettare
le regole è da deficienti. Su questo il silenzio delle istituzioni è
troppo fragoroso”.
“Questo
smottamento – concludono Santocono e Stracquadanio – va arginato,
bisogna dare gambe alla speranza, che come si sa cammina su quelle
dei giovani che vorrebbero rimanere in questa città, fare una loro
impresa, ma vengono bloccati per le troppe complicazioni. Va rimossa
l'idea che l'unico pezzo di carta che abbia un valore è il biglietto
aereo solo andata. Il destino di Vittoria, con tutte le sue
potenzialità, è ancora aperto. Politica e istituzioni devono
rendersi conto che questo territorio non è un disastro, è di più:
è un tesoro che non può più essere infangato”.
venerdì 27 giugno 2014
Banche e imprese, a Vittoria il rapporto è sempre più difficile.
Pubblichiamo l'articolo/intervista a firma Davide La Rosa uscito su La Sicilia del 28/06/2014.
“Dietro
la chiusura di ogni forma di credito ci sono precise scelte
manageriali dettate dalla crisi finanziaria che ha colpito tutto il
sistema del credito”.
Pane al pane e vino al vino. L’allarme
sulle problematiche che riguardano l’accesso al credito, lo lancia,
ancora una volta la Cna di Vittoria. A fare la voce grossa sono il
responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio ed il Presidente
Giuseppe Santocono.
“Come organizzazione – spiega Santocono -
abbiamo sempre avuto una particolare attenzione sulle problematiche
di accesso al credito”. “La dinamicità economica di Vittoria –
fa da eco Stracquadanio - è stata l'humus su cui gli istituti di
credito, che operano in città, si sono nutriti. Una vitalità che ha
permesso loro di fare ottimi guadagni, in un periodo di vacche grasse
e a seguito di servizi non sempre all'altezza delle aspettative del
territorio. Oggi questa vitalità economica è stata fortemente
indebolita dalla crisi.
Vittoria, finanziariamente, non è più
attraente come una volta. Le banche in poco tempo si sono adeguate e
hanno subito dimenticato quanto era redditizio gestire i conti
correnti di molti imprenditori locali. Dovrebbero stare al fianco di
chi li ha fatti crescere per sostenerne la ripresa e invece pare che
pongono diversi ostacoli.
Il sospetto che stia avvenendo qualcosa di
simile ci viene dettato da alcune testimonianze di piccoli
imprenditori locali che stanno resistendo alle attuali difficoltà
economiche”.
“Questi – aggiunge Santocono - ci raccontano di
essere chiamati dai preposti di banca, sicuramente costretti ad agire
in tal modo dalle loro direzioni centrali, e le chiamate hanno un
unico comune denominatore: "rientrare". Pare – denuncia
Stracquadanio - che i metodi di rientro che vengono proposti siano un
po’ bizzarri”.
Il racconto a firma Stracquadanio si fa più
preciso. “Ci raccontano – chiosa - di richieste di firme su
documenti predisposti dagli istituti di credito che richiedono un
riconoscimento di debito, una rinuncia ad eventuali azioni
giudiziarie sul conto corrente o finanziamento e il rilascio di
cambiali in bianco a garanzia del corretto adempimento. Sarà vero –
si chiede -? Come organizzazione – conclude - invitiamo, chi
eventualmente venisse contattato, a non sottoscrivere subito nulla e
a rivolgersi immediatamente alla nostra organizzazione per verificare
se l'ipotetica procedura che gli istituti, forse, intendono attuare è
corretta”.
Davide
La Rosa
giovedì 6 marzo 2014
I bonus delle banche fanno più milionari della lotteria
I paperoni del mondo sono cresciuti del 59% negli ultimi 10 anni: 170mila persone hanno una fortuna calcolata in 20 trilioni di dollari, come il pil di Usa e Germania insieme. Entro il 2024 saranno 215mila i super ricchi con un patrimonio superiore ai 25 milioni di euro. Molti grazie ai premi degli istituti di credito
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
della ricchezza nei paesi emergenti.LONDRA - Il numero dei super-ricchi crescerà del 30 per cento in tutto il mondo nel prossimo decennio, grazie al boom dei mercati finanziari e immobiliari che aumentano il patrimonio dell'elite. Mentre la classe media arretra, perlomeno in Occidente, gli "ultra high net worth individuals", ovvero gli individui con una ricchezza "ultra alta", sono sempre più numerosi: sono aumentati di un incredibile 59 per cento negli ultimi dieci anni e oggi sono 167.669, ma diventeranno ancora di più entro il 2024, superando quota 215 mila persone, secondo un rapporto dell'agenzia immobiliare Knight Frank di Londra riportato oggi dal Guardian.
Il rapporto definisce come super-ricchi coloro che hanno un patrimonio superiore a 25 milioni di euro, senza contare il valore della principale proprietà immobiliare, insomma la casa in cui abitano o passano la maggior parte del tempo. Tutti insieme, i quasi 170 mila super ricchi odierni controllano una fortuna calcolata in 20 trilioni di dollari, pari al pil di Stati Uniti e Germania messe insieme. Londra è attualmente la città che ospita più super ricchi appartenenti a tale categoria, ben 4.224, seguita da Singapore e New York. Quest'ultima, secondo lo studio di Knight Frank, sarà la città con il maggior numero di super ricchi nel 2024, ma nel decennio successivo è probabile che sia New York che Londra verranno superate da capitali del mondo asiatico, come Singapore, Tokyo, Hong Kong e Shangai, vista la crescita prodigiosa
Il rapporto definisce come super-ricchi coloro che hanno un patrimonio superiore a 25 milioni di euro, senza contare il valore della principale proprietà immobiliare, insomma la casa in cui abitano o passano la maggior parte del tempo. Tutti insieme, i quasi 170 mila super ricchi odierni controllano una fortuna calcolata in 20 trilioni di dollari, pari al pil di Stati Uniti e Germania messe insieme. Londra è attualmente la città che ospita più super ricchi appartenenti a tale categoria, ben 4.224, seguita da Singapore e New York. Quest'ultima, secondo lo studio di Knight Frank, sarà la città con il maggior numero di super ricchi nel 2024, ma nel decennio successivo è probabile che sia New York che Londra verranno superate da capitali del mondo asiatico, come Singapore, Tokyo, Hong Kong e Shangai, vista la crescita prodigiosa
A Londra, tuttavia, c'è un gruppo di ricchi che continua a ingrossarsi, nonostante tutti gli appelli a contenere il fenomeno. Sono i banchieri delle grandi banche della City, che secondo cifre rese note ieri e riportate oggi con evidenza in prima pagina dal Daily Mirror e dal Financial Times continuano a ricevere bonus milionari a dispetto delle polemiche su questo tipo di compensazioni. Come scrivono i giornali londinesi con un raffronto paradossale, sono bastate due banche, Barclays e LLoyds, a fare più milionari nel 2013 della lotteria nazionale. Infatti le due banche in questione hanno distribuito 508 bonus da 1 milione di sterline (1 milione e 200 mila euro) in su, mentre il gioco della lotteria ha creato "soltanto" 335 milionari.
Il rapporto di Knight Frank contiene anche una classifica sull'aumento del valore degli immobili nel mondo: nel 2013 la città in cui il prezzo delle case è più cresciuto è stata Giacarta, capitale dell'Indonesia, con un aumento del 37,7 per cento, seguita da Auckland, Nuova Zelanda (+ 28 per cento) e Bali (+ 22%). Del 3 per cento sono aumentati anche i prezzi delle case nella riviera ligure, segnala lo studio, mentre sono calati del 10 per cento in Sardegna, in Umbria e a Milano.
da Repubblica Economia del 06/03/2014
martedì 17 dicembre 2013
Banche, salgono i depositi crollano i prestiti.
Da www.repubblica.it
MILANO - Salgono ancora le sofferenze bancarie a causa della recessione e dell'aumento dei fallimenti delle imprese. Secondo il rapporto mensile Abi, l'Associazione che raggruppa gli istituti di credito, quelle lorde hanno toccato ad ottobre quota 147,3 miliardi di euro, 27,5 in più di un anno fa e 100 in più rispetto alla fine del 2007. Il rapporto con gli impieghi è al 7,7%, il massimo da ottobre 1999. Le sofferenze lorde sono quei rapporti con soggetti insolventi a prescindere dalle garanzie che li assistono, al lordo delle svalutazioni e dei passaggi a perdita eventualmente effettuati. Quest'anno, tra gennaio e settembre, sono 9.902 i crack registrati dal Cerved, in crescita del 12% su base annua e del 9% nell'ultimo trimestre rispetto al precedente. L'aumento dei fallimenti, spiega Palazzo Altieri, è un fenomeno diffuso anche dal punto di vista geografico, con tassi di variazione più alti di quelli dello scorso anno. Sempre a ottobre l'ammontare delle sofferenze nette ha raggiunto i 77,5 miliardi con un aumento di quasi 17 miliardi rispetto a ottobre 2012: veleggiano ormai ampiamente sopra il 4 per cento (4,18%) degli impieghi, mentre un anno prima erano al 3,15 per cento.
Come non bastasserp queste cifre monstre per testimoniare l'incidenza della crisi economica, dal documento Abi emerge che la caduta degli Impieghi a famiglie e imprese da parte delle banche italiane tocca a novembre il nuovo minimo storico. Secondo le stime dell'Associazione delle
banche, la flessione su base annua ha raggiunto il 4%, percentuale mai registrata nella serie storica che risale agli anni Novanta. Sul "gelo" degli impieghi influisce la recessione e la mancanza di investimenti, ricorda l'associazione delle banche italiane nonchè la rischiosità del credito con un rapporto sofferenze nette su impieghi al 4,18% (era allo 0,86% prima della crisi, nel 2007).Come non bastasserp queste cifre monstre per testimoniare l'incidenza della crisi economica, dal documento Abi emerge che la caduta degli Impieghi a famiglie e imprese da parte delle banche italiane tocca a novembre il nuovo minimo storico. Secondo le stime dell'Associazione delle
Tale andamento è confermato anche dai recenti dati pubblicati dall'Istat e relativi al terzo trimestre del 2013. Dalla fine del 2007, prima dell'inizio della crisi, a oggi i prestiti all'economia sono passati da 1.673 a 1.851 miliardi, quelli a famiglie e imprese da 1.279 a 1.42 miliardi. I tassi d'interesse sui prestiti si sono assestati in Italia su livelli storicamente bassi, anche in considerazione del fatto che il costo del denaro imposto dalla Bce è ai minimi di sempre: il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è posizionato al 3,48% (dal 3,51% di ottobre 2013; 5,48% a fine 2007), mentre il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni al 3,57% (dal 3,59% del mese precedente; 5,72% a fine 2007), il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 3,80% (2 centesimi al di sotto del mese precedente; 6,18% a fine 2007).
Le difficoltà per le imprese - in un raffronto internazionale - sono poi dimostrate da quanto aumenti ildivario nel costo del credito per le pmi italiane rispetto alle omologhe imprese dell'Eurozona. Il tasso medio per i nuovi prestiti fino a un milione (taglia adatta a una Pmi) è aumentato dal 4,33% di settembre al 4,49% di ottobre. Il divario con l'Eurozona sale così allo 0,66%. Per un nuovo prestito fino a un milione negli altri paesi dell'Eurozona una pmi a ottobre ha pagato in media un tasso del 3,83 per cento con un incremento più contenuto rispetto a settembre rispetto al rincaro dei tassi applicato dalle banche italiane.
Tracciando la dinamica opposta, cioè quella dei denari lasciati "in custodia" agli istituti, si mostra un nuovo rafforzamento dei depositi bancari a novembre: sono saliti del 5,7% a 1.216 miliardi di euro contro il +5,1% di ottobre. Sempre giù le obbligazioni, che sono scese del 9,3% rispetto al -9,6% di ottobre
sabato 30 novembre 2013
Credito. 2013 "annus horribilis".
Per chi è interessato alla lettura della pubblicazione cliccare sul link
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2013/analisi_m/1323_economieregionali/Economia_delle_regioni_italiane.pdf
giovedì 29 agosto 2013
Continua il calo dei prestiti ai privati. In Italia -4,4% per le imprese.
A
luglio, segno meno per il quindicesimo mese consecutivo per i
prestiti a famiglie e imprese nell'eurozona, nonostante i recenti
segnali di ripresa. Lo comunica la Banca Centrale Europea, spiegando
che su base annua la contrazione è stata dell'1,9%, dopo il -1,6% di
giugno. In Italia, secondo i dati della Bce, i prestiti alle
famiglie sono scesi dell'1,1%, mentre quelli alle società non
finanziarie sono calati del 4,4%, segnando comunque un rialzo
rispetto al mese precedente.
lunedì 29 luglio 2013
Banche, si comincia a sentire la puzza di bruciato
La Banca d'Italia ha ficcato il naso nei conti di 20 istituti di cedito italiani. L'ispezione ha liberato il puzzo di bruciato che per tanto tempo è stato nascosto con potenti deodoranti.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/29/wsj-ispezione-bankitalia-su-alcune-grandi-banche-potrebbe-spingere-a-vendita-asset/670862
/http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-07-29/ispezioni-bankitalia-grandi-banche-190550.shtml
martedì 14 maggio 2013
Dopo i fatti di oggi a Vittoria, la Cna: “La disperazione rischia di prendere il sopravvento sulla ragione. Non è possibile continuare ad andare avanti in questo modo ancora per molto”
“Quando ci
si dà fuoco per salvare la casa messa all’asta si è toccato il
fondo. Non c'è più tempo da perdere. La disperazione rischia di
prendere il sopravvento sulla ragione”. Questa l'amara
considerazione che arriva dal presidente della Cna territoriale di
Vittoria, Giuseppe Santocono, e dal responsabile organizzativo,
Giorgio Stracquadanio, dopo i gravi fatti di oggi in città. “Lo
abbiamo detto più volte in questi mesi – continuano i due –
certe procedure, molto spesso non rispettose della dignità umana,
poste in essere dagli enti preposti, hanno ormai avviato una spirale
fatta di rabbia e disperazione. Dire che avevamo ragione è tanto
consolatorio quanto inutile. C'è una crisi forte nel nostro
territorio ma fino ad oggi abbiamo fatto finta di non vederla. Nel
frattempo, in silenzio, abbiamo cambiato speranze, consumi e redditi
modificando lentamente la nostra vita e le nostre condizioni. Oggi
dopo questa doccia fredda, forse, abbiamo capito che tutto è
cambiato, che è in atto il declino economico ma anche il decadimento
morale del nostro territorio. Le incertezze economiche hanno reso
insignificante la vita, la propria, quella dei propri cari e quella
del prossimo. La manifestazione che come organizzazione abbiamo
indetto per il 24 maggio assume, purtroppo, un significato ancora
più amaro. La politica dovrà ascoltare, non potrà sfilare. Non
serve più capire chi è in difficoltà, di consolazione le imprese
ne hanno ricevuta tanta. Servono misure concrete per cambiare e
superare le difficoltà”.
Etichette:
banche,
crisi,
disperazione,
Riscossione Sicilia
venerdì 3 maggio 2013
Lettera aperta di un artigiano al sistema bancario
Sono
il titolare di un impresa artigiana associata alla CNA che opera nel
comparto costruzioni. La mia attività negli anni si è sviluppata
non solo dimensionalmente ma anche specializzandosi e qualificandosi.
Malgrado la crisi, riesco a resistere. Anche se il lavoro nell'ultimo
periodo ha subito un piccola flessione non ho licenziato nessuno dei
miei dipendenti. Il rapporto umano e di fiducia che si è instaurato
tra me e chi mi collabora mi impone di essere rispettoso nei
confronti di chi ha contribuito insieme a me alla crescita della mia
impresa. Questo mio riguardo (non sono per nulla pentito) ha
leggermente intaccato le risorse finanziarie della mia attività.
Fortunatamente nulla di preoccupante, sono ottimista per natura e so
anche che riuscirò insieme a tanti piccoli imprenditori come me ad
uscire fuori da questa situazione. La sensibilità e l'ottimismo però
non trovano dimora negli istituti di credito. La banca di cui sono
cliente da anni, dove ho fatto canalizzare gli stipendi dei miei
dipendenti, dove sono depositati i miei piccoli risparmi, appena ha
avvertito la mia difficoltà ha immediatamente sentito l'esigenza di
comunicarmi una “PROPOSTA
DI MODIFICA UNILATERALE DEL CONTRATTO RELATIVO AL RAPPORTO N.... A
LEI/VOI INTESTATO”. La
proposta UNILATERALE consisteva
nell'aumentare
il tasso debitore di circa due punti in percentuale. Il
motivo della variazione veniva spiegato nella lettera: o
Tali
variazioni si sono rese necessarie in considerazione dell'incremento
del Suo rischio creditizio quale evidenziato dagli indicatori
qualitativi adottati dalla banca nell'abito delle procedure e tenuto
altresì conto del deterioramento dello scenario macroeconomico che
richiede un'analisi continua delle singole posizioni affidate.
Questa
cosa non mi ha preoccupato ma mi ha fatto riflettere.
Se
avessi licenziato i miei dipendenti le considerazioni
dell'incremento del MIO
rischio
creditizio...gli
indicatori qualitativi...gli scenari macroeconomici...
sicuramente
non sarebbero mutati (IO
però non avrei avuto il coraggio di guardarmi allo specchio).
Quindi,
se non faccio investimenti, se non creo o non mantengo i livelli
occupazionali, cioè
se non faccio impresa,
secondo la banca ho un ottimo rating(??) Ma le banche (sarei
fortemente ingeneroso se indicassi solo la mia) che imprese sono? Io
sono un imprenditore
perché rischio, investo, creo nel mio piccolo occupazione e
sviluppo, non mi rassegno davanti alle difficoltà di una crisi che
sto subendo insieme a tanti altri. Le
banche (soprattutto nella mia città) hanno avuto e hanno invece il
ruolo dei prenditori.
Hanno utilizzato i nostri risparmi per giocare d'azzardo nel casinò
della finanza perdendone sicuramente una buona parte. Hanno ricevuto
immediatamente aiuti dalla Stato (e quindi anche da me) mentre le
piccole imprese ancora attendono. Hanno incassato gli aiuti dalla
BCE. Tutto questo sostegno che fine ha fatto? L'economia reale, il
territorio si aspettava qualcosa. Invece no. Hanno
dimenticato
che gli attori veri dello sviluppo sono le imprese sane, quelle che
operano nella legalità, le stesse che producono risorse necessarie
quali: occupazione, reddito e risparmio. Le banche, quando le cose
andavano bene, con fastidio e cercando sempre più garanzie di quante
ne servivano,
si sforzavano di sostenere l'economia
sana di questo territorio. Ora, con la crisi in atto, la stanno
definitivamente affondando. Davanti
a queste evidenze sono io (sono convinto che tantissimi la pensano
come me) che propongo unilateralmente, al sistema bancario, più
chiarezza nelle procedure che adotta, maggiore trasparenza
nell'utilizzo delle somme che gestisce e riceve come aiuto, massimo
rispetto per chi fa veramente impresa. Scaricare le proprie
difficoltà sulle piccole imprese, e non contenti, umiliarle e
mortificarle con comunicazioni che presentano un'analisi generica
utile a giustificare il modo e il metodo per spillare ancora soldi mi
sembra veramente eccessivo.
La
politica, se ha ancora un pizzico di dignità e se è ancora mossa da
un minimo di passione per le questioni vere, si attivi.
L'immobilismo e il silenzio sono parenti stretti della complicità.
venerdì 19 aprile 2013
L'ASSENZA DI CREDITO ALIMENTA L'USURA
La
crisi economica determina un altro passo indietro: non si chiedono
più neanche i prestiti, almeno al sistema creditizio legale. Una
rinuncia che, per molti, rappresenta la drammatica anticamera
dell'usura. Nel 2012, stando agli ultimi dati del Crif (il database
del credito), la domanda di mutui è crollata del 42% e nel 2013 le
flessioni sono del 14, 10 e 9% rispettivamente a gennaio, febbraio e
marzo. Dall'inizio della crisi a oggi il calo complessivo è del 53%.
Diminuisce anche la richiesta di prestiti che dal 2009 è scesa del
18%. Stessa Caporetto sul fronte delle imprese: a marzo, per la prima
volta negli ultimi 12 mesi, c'è un meno nella domanda di prestiti,
una flessione del 3,08%. Da una parte, quindi, contrazione
dell'offerta di credito da parte delle banche, dall'altra famiglie e
imprese non hanno più fiducia nelle proprie capacità di onorare il
debito e di superare l'"esame" di credibilità davanti alla
banca o alla finanziaria. Senza contare l'effetto dei tassi elevati,
denunciato nei giorni scorsi dal presidente Bce, Mario Draghi, e
ribadito dall'Fmi nell'ennesimo allarme credit crunch. Così, gli
italiani stanno precipitando nel baratro dell'indebitamento e del
fallimento: sulle famiglie, secondo Bankitalia, grava un debito medio
di 30mila euro (+28,7% dal 2008) e oltre il 38% non sarebbe in grado
di sostenere una spesa imprevista di 800 euro. I dati delle Camere di
Commercio ci dicono che nei primi quattro mesi 2012 i protesti
bancari sono aumentati del 3%. Tra il 2010 e il 2012oltre 200 mila
aziende hanno chiuso i battenti per indebitamento o perché vittime
degli strozzini. Nel 2012, sottolinea uno studio di Contribuenti. it,
il fenomeno dei "prestiti illegali" è cresciuto mediamente
del 155,2% e sarebbero a rischio usura oltre tre milioni di famiglie
e 2,5 milioni di piccoli imprenditori. La cifra iniziale richiesta è
piuttosto modesta, mediamente dai 5 ai 20mila, ma gli interessi
lievitano fino al 20% mensile (240% annuo) soffocando la vittima.
Tassi a livelli esorbitanti anche nel caso dell'usura mordi e fuggi:
si chiedono soldi al mattino per restituirli la sera con un ricarico
del 10%. Purtroppo l'aumento del fenomeno è inversamente
proporzionale al numero delle denunce: nel 2009 erano 369 i casi di
usura, nel 2011 solo 230, inoltre cresce il numero degli arresti (da
736 a 1.223), il che indica che il giro dello strozzo sta diventando
sempre più organizzato. Le denunce continuano a calare, oltre che
per le comprensibili paure delle vittime, a causa dell'inadeguatezza
della legge contro l'usura, la 108 del 1996. Ci vogliono anni prima
che la vittima venga risarcita. Ma in tanti casi arriva prima il
suicidio.
Riadattamento
articolo comparso su www.repubblica.it
sabato 13 aprile 2013
Le banche aiutano lo Stato ma non aiutano famiglie e imprese.
Il
paradosso dei paradossi. Se famiglie e imprese sono sempre più in
difficoltà, anche a seguito della forte contrazione dei prestiti
bancari registrata in questo ultimo anno, la Pubblica
Amministrazione, invece, continua a ricevere i soldi con grande
facilità. I dati della Banca d’Italia sottolineano come
nell’ultimo anno (febbraio 2013 su febbraio 2012) la variazione del
credito erogato dalle banche alle Amministrazioni pubbliche è stata
pari al +2,9% (di cui +4,9% all'Amministrazione centrale e -1,1% agli
Enti locali ed agli Enti di previdenza). In termini assoluti gli
impieghi erogati dalle banche al comparto pubblico sono aumentati di
7,58 miliardi, mentre tra le società non finanziarie e le famiglie
produttrici (vale a dire le imprese) la variazione è stata del
-3,4%. In termini assoluti le aziende hanno subito una “stretta”
pari a 34 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno patito
una riduzione dei prestiti del -1%, che corrisponde ad un valore
assoluto pari a -5,1 miliardi di euro. La nostra Pubblica
amministrazione non paga le imprese che hanno effettuato servizi per
essa e il sistema creditizio cosa fa ? La privilegia, però penalizza
gli Enti locali, ma soprattutto punisce le imprese. I posti di
lavoro, piaccia o no, li creano le aziende private, soprattutto
quelle di piccola dimensione. Dai dati INPS emerge chiaramente come la richiesta di ore di cassa integrazione stia esplodendo. Se non vengono sostenute, difficilmente
si potrà evitare un ulteriore aumento della disoccupazione. Secondo
uno studio dell'osservatorio
sul turismo scolastico del Touring Club Italiano,
per
effetto delle difficoltà economiche delle famiglie, quest'anno
neanche uno studente su tre parteciperà alle gite scolastiche.
Il sistema produttivo insieme al mondo del lavoro stanno
precipitando. Bisogna costruire un argine prima che la valanga
travolga tutto.
Rielaborazione
articolo www.cgiamestre.com
Etichette:
accesso al credito,
banche,
cna,
consumi,
crisi,
disoccupazione,
lavoro
lunedì 8 aprile 2013
Le aziende non investono più. Persi 4 milioni al giorno dal 2007
Investimenti
in caduta libera. Le imprese non hanno risorse proprie e le banche
non prestano più soldi se non a tassi proibitivi. Anche per questo
il sistema produttivo, da sempre banca-dipendente, si sta fermando e
la ripresa non si vede. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata
dal Centro
Studi della Cna,
pubblicata a pagina 13 de “La Repubblica” del 05/04/2013. Secondo
le elaborazioni della Cna tra il 2007 e il 2012 si sono persi, in
termini reali, circa 6,7 miliardi di euro di investimenti. Vuol dire
meno innovazione e meno produttività. Significa ridimensionamento
delle aziende, riduzione della manodopera e perdita di competitività.
E’ l’economia reale che si spegne e non riesce più a scommettere
sul futuro.
da www.cna.it
Etichette:
accesso al credito,
banche,
cna,
crisi,
imprese,
investimenti
sabato 30 marzo 2013
Vittoria: è in atto la desertificazione economica.
Etichette:
banche,
cna,
crisi,
disoccupazione,
lavoro nero,
povertà
domenica 10 marzo 2013
SERVONO SOLUZIONI VERE. URGE DARE CREDITO ALLE MICROIMPRESE
Nel
confronto con i dati del 2011, gli indicatori economici del 2012 sono
da brivido:
-6,2%
per la produzione industriale;
-4,3%
il fatturato;
-9,8%
gli ordinativi nell’industria;
-14%
la produzione nelle costruzioni;
-32,7
miliardi di euro di prestiti bancari alle aziende;
+
14,4 miliardi di euro di sofferenze bancarie
in
capo alle imprese.
La
tragedia che si è consumata a Perugia è figlia anche del drammatico
quadro economico generale in cui versano le aziende, soprattutto
quelle di piccola dimensione. Molti titolari di microimprese stanno
perdendo il lume della ragione. Lo
sconforto e l’esasperazione sta spingendo alcuni di loro a gesti
sconsiderati che non sono per nulla giustificabili.
Per
prevenire tutto ciò non c’è che una soluzione: auspicare che la
politica ritorni a fare il suo mestiere, dando risposte credibili
alle esigenze di liquidità che i piccoli imprenditori vanno
invocando inutilmente da più di un anno.
Qualche settimana fa, fortunatamente senza che alla fine ci sia stata
nessuna vittima, è accaduta la stessa cosa in provincia di Padova.
Un piccolo imprenditore, dopo la mancata erogazione di un prestito,
ferì con un colpo di pistola il direttore della Banca di Credito
Cooperativo di Campodarsego (Pd). Un gesto che sembrava isolato.
Ora, dopo quello di Perugia, è il secondo caso che avviene nel giro
di pochissimo tempo e ripropone il paradosso che stiamo vivendo in
questi mesi. Moltissimi piccoli imprenditori (anche a Vittoria)
stanno chiedendo soldi per pagare le tasse ed i contributi perché i
committenti non li pagano o lo fanno con ritardi spaventosi. Una
situazione che sta degenerando di settimana in settimana, spingendo
moltissime imprese verso il fallimento, non per debiti, ma per
crediti.
Articolo tratto da www.cgiamestre.com e riadattato
Etichette:
accesso al credito,
banche,
cna,
crisi,
disoccupazione,
territorio
domenica 27 gennaio 2013
FAMIGLIE RAGUSANE IN ROSSO. DALL'AVVENTO DELL'EURO L'INDEBITAMENTO MEDIO E' AUMENTATO DEL 98,60%
L’introduzione della moneta unica ha sicuramente
contribuito a far impennare i debiti, non tanto per aver spinto
all’insù il costo della vita, ma per aver contribuito a far
scendere i tassi
di interesse praticati
dalle banche nella prima parte del decennio scorso a livelli mai
toccati nella storia recente del nostro Paese. Infatti, se tra il
1991 ed il 2001 i tassi medi applicati dagli istituti di credito al
settore privato si attestavano all’11,2%, tra il 2002 ed il 2012
sono scesi al 5,5%. Questa opportunità ha spinto moltissime famiglie
ad indebitarsi attraverso l’ accensione di un mutuo per l’acquisto
della prima o della seconda casa, almeno fino all’inizio della
crisi. Se nel 2002 gli impieghi bancari per ciascuna famiglia
italiana ammontavano mediamente a 8.312 euro, 10 anni dopo
l’esposizione bancaria ha raggiunto la soglia dei 20.000 euro
(precisamente 19.916 euro). In questo decennio la variazione
percentuale è stata del +139,6%, mentre l’incremento in termini
assoluti è stato pari a +11.604. Tra il 2002 ed il 2012
ll'inflazione è aumentata del +25,4%. Al
31 ottobre 2012, le famiglie della provincia di Ragusa, nella
classifica stilata dalla CGIA di Mestre, sono risultate all'81°
posizione, con un debito bancario medio pari a 14.190 euro (+98,60%
rispetto a 10 anni prima).
Al
di là dei risultati emersi da questa analisi la dimensione e
l’andamento del debito privato è molto importante in economia. Per
molti studiosi le oscillazioni dello spread risentono maggiormente
della quantità e del trend del debito privato e di quello estero che
non dall’andamento del debito pubblico.
articolo tratto da: http://www.cgiamestre.com/wpcontent/uploads/2013/01/famiglieinrosso.pdf
mercoledì 9 gennaio 2013
Istat. Le imprese non investono. -1,9% nel terzo trimestre 2012
Nel
terzo trimestre del 2012 il tasso di investimento delle società non
finanziarie (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi e
valore aggiunto ai prezzi base) è stato pari al 20,3%, in
diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente
e di 1,9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2011. Lo
comunica l'Istat. Gli investimenti fissi lordi delle società non
finanziarie hanno segnato una flessione dell’1,6% in termini
congiunturali e dell’11,2% in termini tendenziali. Secondo
l'istituto, inoltre, nel terzo trimestre del 2012 la quota di
profitto delle società non finanziarie (misurata dal rapporto tra
risultato lordo di gestione e valore aggiunto lordo ai prezzi base) è
stata pari al 38,6%, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto
al trimestre precedente. Tale aumento è stato determinato da una
crescita del risultato lordo di gestione (+0,8%) superiore a quella
del valore aggiunto (+0,1%). In termini tendenziali, la quota di
profitto è diminuita di 2,4 punti percentuali, rispetto al
corrispondente trimestre del 2011, per effetto di una riduzione del
risultato lordo di gestione molto più marcata di quella del valore
aggiunto (rispettivamente -8,4% e - 2,8%).
Etichette:
banche,
cna,
crisi,
imprese,
investimenti,
Istat,
territorio
venerdì 4 gennaio 2013
Il sistema bancario faccia la propria parte nel 2013
Il
2012 è stato un anno molto difficile per l'economia vittoriese. Le
microimprese del nostro territorio, da modello di prosperità
sociale, sono diventate l’anello debole della nostra economia”.
Inizia così l’analisi degli ultimi dodici mesi fatta dalla Cna di
Vittoria con riferimento alla realtà locale. Il presidente Giuseppe
Santocono e il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio
analizzano con la massima attenzione quello che è accaduto. “Una
spinta significativa verso il baratro – spiegano – è arrivata
dalla politica dell’accesso al credito adottata da tutti gli
istituti bancari. Hanno smesso di sostenere le imprese e le famiglie.
Il credito, quella voce nata come fattore di sviluppo e di copertura
in piena sintonia con l’economia reale, solo nel 2012 è diminuito
drasticamente. Sono aumentati del 25% i casi di rifiuto delle
richieste di finanziamento. Eppure le banche (anche quelle locali)
sono state salvate dallo Stato, più di una volta, con fondi
pubblici, hanno ricevuto prestiti a tassi bassissimi (1% e 0,75%)
dalla Bce e hanno continuato a raccogliere risparmi. Tutta questa
massa di denaro, in quota parte arrivata anche da noi, che fine ha
fatto? Come mai non è stata reinvestita sul territorio? Quali sono i
motivi di questa “esagerata cautela”? Di fatto è stata bloccata
l'economia. L’edilizia, da sempre straordinario volano dello
sviluppo locale, l'unico settore produttivo in grado di attivare un
vasto e articolato indotto, vive una crisi che non dà segnali di
rallentamento. Anzi si aggrava ogni giorno che passa, nonostante i
continui e ricorrenti allarmi lanciati dalla nostra organizzazione”. "L'edilizia
residenziale – continuano Santocono e Stracquadanio – che negli
ultimi anni si è retta grazie ai mutui prima casa o per
ristrutturazione, è al palo. I numeri parlano chiaro: l’ultimo
dato Assofin disponibile, relativo al periodo gennaio-settembre,
riporta un –57%
di erogazione mutui nel 2012 rispetto ai valori dell’anno
precedente.
Le imprese di servizio all'agricoltura (autotrasporto, produzione
imballaggi, impiantistica specializzata) sono state relegate nella
stessa incertezza economica delle imprese agricole, così come i
settori dell'autoriparazione (meccanici, elettrauto, carrozzieri e
gommisti) e dei servizi alla persona (estetica e acconciatori)
risentono la crisi economica delle famiglie. Grazie
a questo atteggiamento, la garanzia dei consorzi fidi ha perso la
propria spinta. Mentre prima agevolava l'accesso ai finanziamenti
per investimenti (attrezzature, capannoni, gestione aziendale) ora ha
un valore sempre più relativo.
Malgrado ciò le microimprese locali resistono, rimangono in piedi,
riescono a trovare lavoro, non c'è voglia di abbattersi o peggio di
chiudere. Di fronte a questo, non si comprende l'eccessiva
precauzione del sistema bancario nel concedere credito. Perché
questo atteggiamento di chiusura riguarda solo l’economia reale e
non chi ha promosso (anche in questo territorio) quelle speculazioni
finanziarie che hanno creato questa crisi? Come mai? Forse gli
istituti di credito (tutti) hanno precise responsabilità? La
situazione è nota a tutti e bisogna uscire da questo vortice. Il
2013 non può essere in continuità con il 2012. Serve un
atteggiamento diverso: gruppi bancari e banche locali devono
ritrovare il loro ruolo originario sostenendo quell'economia,
locale-legale, che crea lavoro vero, reddito e sviluppo. Il denaro è
importante solo quando sostiene gli investimenti reali. I fondi, se
non sono stati utilizzati per altre cose, ci sono. Questa sfida va
affrontata con volontà, chiarezza e facendo sistema. Le imprese
artigiane sono pronte. E le banche?”.
Etichette:
accesso al credito,
artigiani,
banche,
Cna Vittoria.,
crisi,
imprese,
territorio
Iscriviti a:
Post (Atom)









