Il
rinnovo dell’albo delle imprese di fiducia del Comune è un atto
non più rinviabile per le numerose attività che operano nel
territorio. E’ questa l’esigenza venuta fuori dal confronto tra
il direttivo della Cna comunale di Vittoria e gli assessori Paolo
Nicastro (Lavori pubblici) e Alfredo Vinciguerra (Cottimi e
manutenzioni). “Infatti – chiariscono il presidente della Cna di
Vittoria, Rocco Candiano, con il responsabile organizzativo, Giorgio
Stracquadanio – dopo il lungo iter che ha portato il Consiglio
comunale ad approvare, il 9 aprile scorso, il regolamento per
l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle
soglie di rilevanza comunitaria, così come voluto dall’Autorità
nazionale anticorruzione (Anac), serve rinnovare, tramite bando,
l’albo delle imprese di fiducia. Da più di due anni l’elenco in
questione non viene aggiornato, molte imprese hanno cambiato ragione
sociale, altre si sono cancellate dalla Camera di Commercio, quindi
l’albo attuale vede la presenza di pochissime imprese”. Entrambi
gli assessori hanno evidenziato come anche per l’amministrazione il
rinnovo dell’albo sia un’esigenza non più rinviabile. La Cna,
considerata la convergenza, ha chiesto l’istituzione di un tavolo
di confronto. Infatti, esiste già una bozza di bando di rinnovo che
va sicuramente integrata con proposte che tengano in considerazione
le esigenze legittime delle imprese locali.
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giovedì 3 maggio 2018
sabato 14 aprile 2018
Occorre fare in fretta
Non
ci sono tavoli che tengono. Non è più tempo di occupazioni di aule
consiliari studiate per interloquire con le istituzioni. Non c’è
più spazio per i comitati agricoli pseudo-spontanei. Con difficoltà
abbiamo girato per il territorio e non esistono parole per descrivere
o immaginare la catastrofe economica in cui è precipitata l'intera
filiera serricola di questa terra. Non bastavano le alterazioni sulla
formazione del prezzo alla produzione dei prodotti ortofrutticoli,
adesso anche il vento che sferza fino a distrugge, anzi a spianare,
tutto quello che poteva assomigliare ad una serra in produzione.
In
questi anni l'infinito bla bla bla sull'agricoltura ha solo
rimpolpato le carriere politiche di certi personaggi. Peggio ancora,
ha permesso ad alcuni di entrare in politica giocando prima con la
speranza e poi con la disperazione di un’intera categoria. Ma
il gioco è finito. Guardando le immagini di ciò che resta non c’è
più spazio per le parole. Servono fatti concreti, scelte
coraggiose, atti precisi.
La
fascia trasformata deve diventare un’area franca per almeno un
quinquennio. Qui serve ridurre l’aliquota IVA, IRPEF/IRAP e la
contribuzione previdenziale sia per gli autonomi che per i
dipendenti. Bisogna bloccare i ruoli esattoriali, rivedere la
programmazione dei fondi europei e rafforzare i fondi di rotazione
di CRIAS, IRCAC e IRFIS per facilitare l’accesso al credito. Non è
più tempo di selfie, di foto istituzionali né di pacche sulle
spalle. Non c’è Unione Europea che tenga. O la fascia trasformata
diventa un territorio dove le imprese locali, in particolare le
microimprese presenti, per ripartire godano di agevolazioni fiscali
e previdenziali, oppure
dopo
essere affondate,
dopo aver toccato il fondo, si
metteranno
a scavarlo
il fondo ... fino a farsi seppellire.
martedì 10 aprile 2018
E' TEMPO DELLE SCELTE FORTI
Vittoria sembra come intontita. La notizia della tragica fine del giovane produttore, Giovanni Viola, ha stordito la città. Da anni i sintomi di questo dolore hanno covato sotto la pelle dei tanti produttori agricoli, degli artigiani e dei commercianti. Nel silenzio più totale le crisi hanno cannibalizzato le tante microimprese di questa terra e con le ossa si sono pulite i denti. La morte di Giovanni Viola, nella sua immensa tragicità, ci svela definitivamente come il corpo dell’economia reale, quello delle piccole imprese, sia pieno di metastasi. Di contro c’è un capitalismo di rendita che in tutto questo tempo si è arricchito e non ha investito nulla. Un capitalismo di rapina che ha depredato senza pagare dazio. Tutto questo è stato permesso. Qui non sta solo fallendo un modello economico, qui siamo davanti alla bancarotta etica e politica di un itero territorio.
Servono misure urgenti. Se è vero che la Regione Siciliana detiene il 99,885% delle azioni di RISCOSSIONE SICILIA S.p.A (il restante pacchetto azionario, pari allo 0,115%, è detenuto da Equitalia S.p.A. che è in liquidazione) bisogna intanto bloccare tutte le procedure e poi annullare gli aggi e rivedere la normativa sanzionatoria. Musumeci, Armao e la pletora di deputati regionali che li sostengono per una volta abbiano il coraggio di applicare realmente lo Statuto autonomista per tutelare l’economia siciliana. Anche il Comune faccia la sua parte. Blocchi la campagna di riscossione coattiva dei tributi locali e preveda una rateizzazione degli stessi che venga incontro alle esigenze delle imprese e dei cittadini. Tutto il resto: tavoli anti crisi, incontri, convocazioni, assemblee ... sono vacue azioni di autopromozione politica.
E’ il tempo delle scelte forti e coraggiose per evitare che questo gesto venga emulato. Non farle, o peggio ignorarle, significa dare seguito al vecchio detto siciliano: do muortu sinni parra tri jorna, i peni cu l’avi si teni (il lutto dura tre giorni, i problemi chi ce li ha se li tiene).
sabato 31 marzo 2018
L’altra faccia della crisi agricola.Materia prima, prezzi in aumento. I produttori di imballaggi rischiano il blocco.
“Come
sempre, piove sul bagnato. Da oltre quattro mesi vi è una forte impennata dei
prezzi e una carenza di semilavorati di provenienza nazionale destinati alla
produzione di imballaggi in legno per prodotti ortofrutticoli. Le segherie
della fascia trasformata non hanno attualmente materia prima per realizzare le
cassette e quella che riescono a reperire fa registrare prezzi in continuo
aumento”. A denunciarlo il presidente della Cna comunale di Vittoria, Rocco Candiano,
con il responsabile organizzativo, Giorgio Stracquadanio. E’ l’altra faccia
della crisi agricola che imperversa nell’Ipparino. “E' una situazione non
semplice – aggiungono Candiano e Stracquadanio – che sta creando difficoltà sia
alle attività che producono imballaggi oltre che ai produttori serricoli. La
categoria è in stato di agitazione. Il rischio di un blocco è serio. I costi di
produzione negli ultimi anni sono cresciuti mentre i prezzi degli imballaggi
risultano fermi al 2008, come dimostra il listino depositato presso la
direzione mercati di Vittoria (si veda foto allegata).
La settimana prossima la categoria si riunirà
per verificare e individuare alcune soluzioni che possano venire incontro alle
esigenze delle segherie e dei produttori. Gli operatori del settore conoscono
bene e stanno vivendo sulla propria pelle le difficoltà del momento, ma non
possono non prendere in considerazione il forte rialzo dei prezzi della
materia prima. Si vogliono tentare le strade necessarie per evitare in tutti i
modi un aumento del costo degli imballaggi”.
giovedì 22 marzo 2018
CRISI AGRICOLA: CRISI DI UN INTERO TERRITORIO. LA PAZIENZA E' FINITA.
LA CNA di Vittoria è vicina alla protesta del mondo agricolo ridotto oramai all'ombra di ciò che è stato e di ciò che ha rappresentato per questo territorio. Un pezzo di questa Sicilia, un’area che va da Pachino a Gela, composto da miglia di produttori agricoli, piccole imprese a servizio dell'agricoltura, terziario, e tanti dipendenti, qualcosa come (una stima per difetto) 100 mila persone, sta franando da tempo nella disperazione e nell'indifferenza più totale. Poche settimane fa il paventato licenziamento di 500 lavoratori della Whirlpool ha fatto scattare una mobilitazione mediatica e politica di tutto rispetto. Qui invece tutto tace, tutti sono impegnati. Non ci sono ministri, assessori regionali, giornali, tv, che fanno a gara per farsi intervistare o fare servizi che raccontino il disagio e la frustazione di migliaia di persone. A nessuno interessa cosa sta accadendo nella fascia trasformata. E’ come se non fosse un pezzo di questo Paese. Eppure qui le tasse si pagano, le cartelle esattoriali vengono notificate, il tribunale sequestra e mette all’asta. Secondo noi, però, la verità è un’altra: fanno finta di non capire in quale situazione è precipitato il nostro distretto produttivo. Vediamo se con un esempio di banale baratto riusciamo a farlo capire. Una tazza di caffè al bar costa 90 centesimi. Un produttore di pomodoro ciliegino per pagare la sua tazza di caffè, dovrebbe lasciare alla cassa circa tre chilogrammi di prodotto (il prezzo alla produzione del pomodorino è di 30/40 centesimi al chilo). Con tutto il rispetto per chi ha un bar: produrre una tazza di caffè non costa quanto produrre tre chilogrammi di pomodorino. Però, questo prodotto, sui banconi di un grande supermercato, lo troviamo con un rincaro del 1000%. Com’è possibile? C’è qualcosa che non funziona più nel nostro sistema economico. Come organizzazione, in questi anni, abbiamo denunciato le tante difformità del comparto, abbiamo detto che queste anomalie stavano trascinato nel baratro anche i settori che noi storicamente rappresentiamo (edilizia, trasporti, logistica, imballaggi). Il nostro ruolo era ed è questo. Lo abbiamo fatto. Ma chi ha governato e sta governando cosa ha fatto? Ha promesso impegno e ha alimentato speranze. Ma i fornitori, gli operai, le rate dei finanziamenti, le tasse, come si pagano? Con le promesse? Con le probabilità? Favole, solo favole. Hanno bloccato la CRIAS, l’IRFIS e l’IRCAC; siamo storicamente in ritardo nella spesa dei fondi europei (e comunque i bandi sono tarati per le grandi aziende mai per le piccole); l’ispettorato repressione frodi è stato via via depotenziato; non esiste un catasto ortofrutticolo regionale; la ricerca per la valorizzazione delle nostre produzioni non riceve finanziamenti da almeno un decennio. Mentre tutto è stato fermato la mafia, con le sue economie, è diventata padrona della crisi. Come si può parlare di valorizzazione dell’agroalimentare se poi il settore, con tutto il suo indotto, viene preso a pesci in faccia? Ora verranno. Sfileranno. Diranno che ci sono difficoltà oppure che manca il governo. Scuse per perdere tempo e per anestetizzare la disperazione. E’ giusto che lo sappiate: chi governa non ha il compito di creare posti di lavoro in senso stretto ma quello di gettare le basi per favorirne la nascita e la crescita. Se siete capaci, fatelo. Attivatevi. Viceversa: andate a casa. La pazienza è finita.
domenica 18 marzo 2018
L'ASS. TURANO METTE I PANIFICATORI SICILIANI ALLA GOGNA
Come si umiliano i panificatori artigiani? Riproponendo un decreto che prova a ri-regolamentare in modo ancora più maldestro, l’attività di panificazione. Un'atto voluto dal nuovo assessore alle (dis)attività produttive, Turano. Era difficile ma lui ha avuto la capacità di peggiorare il decreto concepito pochi mesi
fa da colei che l'ha preceduto, ass. Lo Bello. E' riuscito a ri-mortificare e ri-umiliare chi ha valorizzato, con i suoi
investimenti e magari indebitandosi, il prodotto più antico e
fondamentale nella tradizione alimentare siciliana: IL PANE!
Turano ripropone integralmente l'art.1, con tutto il suo carico di anomale contraddizioni, che così recita: “ ... l’attività
di panificazione consiste nell’intero ciclo di produzione del pane,
dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale …” (e fin qui non c’è nulla di male) con l’esclusione"
delle
imprese che
fanno “... la mera doratura, rifinitura o solo cottura di un prodotto
surgelato o semilavorato da altre imprese.” Chi sono le attività
“escluse” da questa come dalla norma
precedente? C’entrano forse qualcosa
i forni che si trovano all’interno dei supermercati legati alla
Grande
distribuzione Organizzata (GdO)?
Le risposte stanno nell'art 2, che è il grande capolavoro dell'ass. Turano. "L'attività di panificazione è vietata per
almeno un giorno alla settimana comprensivo l’obbligo di chiusura
la prima e la terza domenica di ciascun mese”.
Se non si è capito male: un
giorno alla settimana più due domeniche fanno sei/sette giorni al
mese di non panificazione. Tutto questo per contrastare “la
liberalizzazione senza regole che non tiene conto del rispetto della
persona”. Ma il contrasto alla
deregolamentazione
vale solo per i piccoli panifici? Per Turano pare proprio di SI! I
forni della GdO siccome fanno “mera
doratura o cottura
di un prodotto surgelato o semilavorato da altre imprese” posso rimare aperti sette giorni
su sette e dorare continuamente, compreso
Natale, Capodanno,
Pasqua e Ferragosto. Invece, chi
produce pane secondo le tradizioni (si fa notare che il pane prodotto dai panificatori artigiani, a differenza di chi dora prodotti surgelati, ha forme e sapori tipiche di ogni zona), in nome di una
norma assurda e ipocrita, è obbligato a non produrre pane sei/sette giorni al mese.
Come mai Turano non ha esteso questo decreto anche
ai forni della GdO? Chi lavora in un forno
della GdO non ha gli stessi
diritti di chi opera in un panificio artigianale? Per l'attuale assessore (ma anche per chi lo ha preceduto) No!
Ma dove Turano ha superato la Lo Bello è nelle sanzioni. Nel
nuovo atto, oltre a ri-mortificare
chi produce
nel rispetto delle tradizioni ,
è prevista
anche la beffa.
Infatti, l’art. 7 recita
che chiunque violi le disposizioni di
cui all’art.2 si applicata la sanzione amministrativa ... di euro
400,00 e se è recidivo
il sindaco ordina la chiusura per un periodo di sette giorni.
Complimentoni!! In
questo modo l’assessore
Turano ha buttato la maschera. Nel
precedente decreto non si individuavano sanzioni, qui invece chi si ribella (giustamente) all'umiliazione viene punito e messo alla gogna.
I piccoli sepolcri imbiancati, quelli che a
parole blateravano
e blaterano contro la
liberalizzazione che mina rapporti personali e l'unità familiare, rimangono muti perché amici dell'intoccabile GdO. Turano, alla
pari della Lo Bello,
li ha ri-accontetati.
E’
riuscito a fare pure
peggio. Ha
sancito, come prima e più di prima, che chi governa è forte
con i
deboli e debole
con i forti.
venerdì 9 febbraio 2018
Imposta di soggiorno: perplessità e proposte della CNA
La
volontà dell'Amministrazione comunale di Vittoria di istituire la
così detta “tassa di soggiorno” ci ha spinti a sentire alcuni
operatori del settore i quali hanno manifestato una certa contrarietà
a questa nuova imposta. In particolare, è stato rilevato che
esistono nel territorio diverse forme di attività ricettive poco legali o “abusive”
difficili da individuare e quindi si rischia di far pagare questa
nuova “tassa” solo ai clienti che saranno ospitati nelle
strutture ricettive legalmente registrate. Inoltre, ci è stato evidenziato da più operatori come il territorio, seppure interessante da
un punto di vista turistico, non è ricchissimo di servizi. Pertanto,
sarebbe prima auspicabile concretizzare e consolidare i servizi
indispensabili che servono a qualificare la nostra zona e poi istituire
l’imposta.
Nell'incontro (tenutosi al Comune il 5 febbraio scorso alla presenza del Vice
sindaco Andrea La Rosa e dell'assessore Alfredo Vinciguerra) oltre ad avanzare queste perplessità la CNA ha anche proposto di emendare la
bozza di regolamento redatta dall'amministrazione che istituisce questa nuova imposta. In particolare:
Istituire una consulta per il turismo che abbia il compito di:
- definire gli obiettivi e i programmi sul turismo di competenza dell’Amministrazione Comunale;
- programmare iniziative di intrattenimento e promozione turistica di interesse locale;
- mettere in campo strategie comunicative e azioni di marketing rivolte ai mercati italiani e stranieri;
- promuovere iniziative atte a migliorare l’ospitalità e l’offerta turistica locale;
- gestire gli uffici di informazione ed accoglienza turistica.
La
Consulta Comunale per il Turismo dovrebbe inoltre:
a)
suggerire all’Amministrazione Comunale iniziative ed attività
mirate alla crescita del Turismo;
b)
formulare proposte all’Amministrazione Comunale per la
realizzazione ed il miglioramento delle attività turistiche;
c)
favorire e promuove incontri volti allo sviluppo delle attività
turistiche.
d)
formulare analisi e proposte su problemi generali del turismo;
e)
sensibilizzare le forze politiche, economiche e sociali verso le
tematiche del turismo;
f)
rafforzare i rapporti con il mondo della scuola, di qualunque ordine
e grado, dell’università, della cultura e dell’arte in tutte le
sue espressioni promuovendo iniziative idonee a diffondere il
turismo.
La CNA ha anche proposto una riduzione delle tariffe indicate nella bozza di regolamento dall'Amministrazione e ha avanzato una serie agevolazioni e rimborsi per le imprese del settore. In particolare è stato sottolineato come bisognerebbe riconoscere ai titolari delle strutture ricettive una esazione dell’imposta di soggiorno, fino ad un massimo del 25% della tassa stessa per l'anno precedente, finalizzata ad interventi di:
- Ottimizzazione
energetica e miglioramento dei servizi destinati alla fruizione
turistica, limitatamente agli spazi comuni e alle aree destinate
all’accoglienza;
- La promozione delle peculiarità territoriali del Comune con l’assoluta esclusione della promozione congiunta a quella delle strutture ricettive.
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