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martedì 21 settembre 2021

Si riparte se si valorizzano le identità locali

Immagine tratta da Google Immagini

Il Covid-19 ha messo in luce un fatto: nell’era della globalizzazione o della omologazione delle produzioni e quindi della presunta dissoluzione delle identità locali, qualunque cosa si presenti come dotata di specificità territoriale acquista un valore unico. I prodotti della nostra terra: vino, olio, agrumi e ortofrutta (con il suo trasformato) hanno questa specificità. A tutto ciò va aggiunto come questo pezzo di Sicilia stia diventando punto di riferimento per la produzione di frutta esotica, in particolare avocado, mango e frutto della passione. E’ fin troppo evidente: tutte queste produzioni insieme alla loro filiera, fatta di trasformazione, logistica, packaging e macchinari della distribuzione hanno bisogno di essere valorizzate da manifestazioni specifiche e da infrastrutture che sappiano presentare il territorio e i suoi servizi. Lo diciamo ai candidati a sindaco: se non si attivano politiche di autodeterminazione, il rischio concreto è che questo settore non potrà generare quell’effetto moltiplicatore in cui sperano le tante microimprese. Per fare questo servono progetti e iniziative che sappiano attrarre; per essere più chiari: al territorio servono manifestazioni tipo Cibus o Macfrut, capaci non solo di promuovere ,a soprattutto di attrarre. Vittoria non è vocata solo da un punto di vista produttivo ma lo è anche da un punto di vista logistico-organizzativo con strutture che vanno sicuramente migliorate, ma che sono certamente all’altezza di eventi di questo tipo. Pensiamo, soprattutto nell’ultima fase della campagna elettorale, che sia venuto il momento di parlare anche di queste cose. Il lavoro c’è se ci sono le imprese e diventa più stabile se le stesse vengono sostenute e valorizzate (in particolare le micro e piccole imprese). Lo diciamo da sempre: la politica non ha il compito di creare posti di lavoro in senso stretto ma quello di gettare le basi per favorirne la nascita perché il lavoro legale e produttivo si crea sostenendo le risorse che il territorio offre e promuovendo le capacità proprie del suo patrimonio umano.


sabato 20 febbraio 2021

Ciao MAESTRO.

Arturo Di Modica (foto tratta da Google Immagini)

Cos'è la genialità? La genialità è Arturo Di Modica che nella notte del 16 dicembre 1989, senza farsi troppi scrupoli, con l’aiuto di una gru e di un camion, nella piazza antistante la Borsa di New York (il tempio della finanza mondiale), in assenza di alcuna autorizzazione, piazza la sua opera, la scultura più provocatoria e geniale del secolo: un enorme toro in bronzo che cerca di rialzarzi e di caricare. In quella scultura c'è tutta l'essenza dell'essere Vittoriese: cadere (per colpa tuo o perchè altri ti hanno fatto cadere), rialzarzi e ripartire con determinazione, facendo tesoro degli errori. La sua scultura, il "Charging Bull ", dopo la Statua della Libertà, è il monumento più visitato a New York. Ha superato persino l’Empire State Building. E' tappa obbligata per i milioni di turisti che prima del Covid affollavano la grande mela.

Stava lavorando ad un progetto per la sua Vittoria. Due cavalli in bronzo alti 40 metri che si uniscono ad arco. Un opera da istallare sopra il fiume Ippari. Li aveva battezzati "Fighting horses", cavalli in combattimento. Anche quest'opera raffigurava con forza tutta l'essenza dell'essere Vittoriese. Era l'ambizioso regalo che voleva lasciare alla sua terra, alla sua Vittoria. Non ce la fatta. Il tumore che da tempo aveva fiaccato il suo fisico, ma non il suo estro, se lo è portato via.

                                                              Foto tratta da Google Immagini

È stato geniale, disubbidiente, ambizioso, come pochi nel mondo; ma prima di tutto è stato generoso, soprattutto con la sua terra che non ha mai, MAI, trascurato. E' quì, a Vittoria, che ha realizzato il suo laboratorio, dove forgiava le sue opere. Qualcuno ha scritto di lui: "Ha visto il mondo come altri non l'hanno visto e ha dato al mondo molto di più di quello che ha avuto e visto." Tutto questo non è più. Anche se le sue opere rimarranno per sempre il mondo è comunque diventato più povero. 

Ciao "ARTIGIANO VISIONARIO", la terra con te ha l'obbligo di essere lieve. 


venerdì 5 febbraio 2021

Alle imprese continuano ad arrivare tasse da pagare ma di ristori neanche l'ombra

 

“Il lavoro è un diritto e pagare le tasse è un dovere, ma senza il diritto il dovere non

può essere rispettato. È questo ciò che sta emergendo dall’ascolto delle numerose

attività che operano nell’area ipparina. Autoriparatori, acconciatori, estetiste, piccoli

commercianti, fotografi, titolari di palestra, ristoratori, pasticcerie, piccole attività del

settore turistico, ecc”. E’ quanto fanno emergere in una nota il presidente della Cna

comunale di Vittoria, Rocco Candiano, con il responsabile organizzativo Giorgio

Stracquadanio, e il responsabile organizzativo della Cna comunale di Comiso,

Andrea Distefano. “La lista – dicono i tre – è lunga e le difficoltà sono tutte uguali. Il

lockdown nelle zone rosse ha azzerato i fatturati e annullato i redditi, ma le imposte

comunali (Imu, Tari e canone idrico), l’Iva, l’Inps, l’Inail, ecc., sono puntualmente

arrivate. La cassa integrazione Inps per i dipendenti in diversi casi non si vede e gli

stessi, per sopravvivere, chiedono sostegno ai propri titolari. Siamo nel pieno del

dramma e la politica è incapace di trovare soluzioni. Che fine hanno fatto le somme

individuate dalla commissione Bilancio dell’Ars (dovevano essere pure aumentate)

per il “ristoro economico” dei Comuni siciliani dichiarati Zona rossa? Il bilancio

regionale non è stato ancora approvato e la Regione è in esercizio provvisorio: quei

soldi sono diventati un miraggio?”.

“Ci rivolgiamo – proseguono Candiano, Stracquadanio e Distefano – ai sindaci di

Acate e di Comiso e alla commissione straordinaria di Vittoria: per il 2021 vanno

riviste al ribasso le imposte comunali (Imu, Tari, canone idrico, tassa sulle insegne);

anche le addizionali comunali vanno diminuite. Non farlo significa non venire

incontro alle esigenze reali delle piccole e medie imprese del territorio; non farlo

significa alimentare la giostra infernale delle cartelle esattoriali, delle iscrizioni a

ruolo e dei pignoramenti. Se servono ulteriori stanziamenti, si possono utilizzare

anche i fondi ex Insicem che attualmente sono invece impegnati a sostegno di bandi

che non vengono assolutamente incontro ai bisogni concreti delle imprese. In questa

fase così difficile e complicata chi ha un’impresa non bada a capitalizzarsi ma pensa

piuttosto a come rimettere in carreggiata la propria attività”.

sabato 12 dicembre 2020

Microimprese di Vittoria: la situazione è critica. La CNA comunale scrive alla deputazione iblea.



Il coordinamento comunale della CNA di Vittoria ha inviato una lettera aperta ai deputati regionali dell'area iblea avente ad oggetto la grave situazione che riguarda la gestione delle microimprese presenti nel territorio cittadino e l'invito a un confronto pubblico, su piattaforma telematica naturalmente, per parlare delle eventuali soluzioni da adottare. Qui di seguito, il testo della lettera aperta firmata dal coordinamento comunale CNA Vittoria.




All’on. Giorgio Assenza

All’on. Stefania Campo

All’on. Nello Dipasquale

All’on. Orazio Ragusa


Per un mese esatto Vittoria è stata zona rossa, con tutte le attività artigianali e commerciali chiuse o parzialmente operanti. Per far capire di cosa stiamo parlando ci affidiamo ai numeri: Le imprese attive a Vittoria sono circa 7300, quasi 2500 sono attività agricole. Tutto il resto, 4800 circa, sono microimprese artigianali, commerciali e piccola industria, cioè il 66% della nostra economia. Queste attività o non hanno lavorato oppure erano aperte ma poteva esercitare limitatamente la loro attività; bisognava, giustamente salvaguardare la nostra salute. Ristoratori, titolari di bar e di pub, pasticcerie, alberghi, b&b, agenzie di viaggi, acconciatori, estetiste, autoriparatori, buona parte del comparto costruzioni; tutti fermi o parzialmente attivi. Secondo una prima stima, tra il confinamento (lockdown) di marzo-aprile-maggio e la zona rossa di novembre, il calo di fatturato medio di molte di queste attività si aggira intorno al 50%. Come ristoro hanno ricevuto le 1.200 euro dell’INPS, il contributo a fondo perduto dell’Agenzia delle Entrate (1.000 euro per le ditte individuali, che sono oltre il 60%, e 2000 per le società), una piccola parte ha percepito il secondo contributo previsto dal “ristori bis” e poi c’è stato anche il “famigerato” Bonus Sicilia. Facendo una media, ogni attività ha percepito circa 4000 euro. Ma le scadenze INPS, IVA, INAIL (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre), la dichiarazione dei redditi, oltre alle normali spese di gestione sono state bene o male rispettate, perché le tasse, le bollette energetiche, i mutui non sono come i contributi, che prima o poi quando arrivano. No! Le tasse, le bollette e i mutui hanno scadenze precise, o le paghi o si trasformano in ruoli esattoriali, sanzioni e pignoramenti. Quindi questi “ristori” così come sono arrivati sono nuovamente rientrati nelle casse dello Stato. In parole povere si è tratta di una partita di giro. Tante di queste attività, per onorare scadenze fiscali e previdenziali, si sono anche indebitate, perché hanno utilizzando i fondi delle loro scoperture bancarie.

Come CNA pensiamo che sia venuto il momento di venire incontro seriamente a queste imprese soprattutto per evitare che molte di queste possano chiudere definitivamente. Non vogliamo che si scopra il valore economico e sociale di tante microimprese quando queste non ci saranno più. E’ necessario porsi il problema di come difenderle e tutelarle. Queste attività oltre a creare occupazione, reddito e risparmio per i titolari, producono posti di lavoro, quindi altro reddito e risparmio. Un posto di lavoro è o no prezioso, specie nel momento in cui si rischia di perderlo definitivamente? Se è cosi - ed è così - allora servono atti concreti e incentivi veri. Comprendiamo e rispettiamo le misure adottate dalla Regione Siciliana per frenare il contagio, ma ora, vi diciamo che bisogna essere accorti e solerti nell’individuare e sollecitare misure che possano dare indennizzi veri all'economia sana del nostro territorio. Questi però, per essere tali, non devono essere legati ai codici Ateco delle attività, ma alla perdita dei fatturati. I fondi ci sono, vorremmo capire se c'è la volontà politica di utilizzarli per le nostre attività e quindi sapere se siete interessati a partecipare ad un confronto pubblico da tenersi naturalmente su una piattaforma telematica. E’ su questi temi che si misura la sensibilità e l’autorevolezza di una classe dirigente.


Infine, invitiamo il sistema bancario, soprattutto quello locale, ad abbassare solo per l’anno 2020, i costi di gestione dei conti correnti e gli interessi dei conti con scoperture. Sarebbe un gesto di vera attenzione verso i propri clienti.


Il Coordinamento Comunale



mercoledì 9 dicembre 2020

Decreto Semplificazioni: La CNA chiede di rinnovare l’elenco delle imprese di fiducia del Comune



Per ripartire, le microimprese di Vittoria hanno bisogno di interventi tempestivi e vigorosi. Le misure di contenimento del Covid hanno provocato ferite ampie e profonde nel corpo economico della città. Per rimettere in cammino le microimprese, c’è bisogno quindi di una condizione fatta di fiducia e collaborazione tra istituzioni e imprese, ma per fare questo serve chiarezza sin da subito. E’ quanto affermano il presidente comunale Cna Rocco Candiano e il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio, in uno al presidente territoriale Cna Ragusa Giuseppe Santocono. “Per esempio – è spiegato – se prendiamo il settore delle Costruzioni, e in particolarequella parte del comparto che lavora molto con la Pubblica amministrazione, nell’ultimo periodo è stato penalizzato dalle nuove regole introdotte dal Decreto Semplificazioni (n.76/2020). Questa norma prevede, per i lavori pubblici, affidamento diretto per servizi e forniture fino a 150mila euro e la procedura negoziata per i lavori superiori a 150mila euro. Cosa significa? Nel primo caso, cioècon l’affidamento diretto, la Stazione appaltante affida direttamente ad un’impresa, cioè senza gara, la fornitura di beni o servizi. Nel secondo caso, cioè la procedura negoziata, la Stazione appaltante consulta un numero limitato di operatori economici con cui negozia le condizioni dell’appalto che viene aggiudicato all’impresa che ha offerto le condizioni più vantaggiose in base al criterio di aggiudicazione scelto (minor prezzo, minor costo o miglior rapporto qualità/prezzo). Tutto questo avviene senza pubblicazione di bandi, ma con lettera d’invito per lavori che hanno importi che vanno dai 150 ai 350mila euro. Sia nel primo che nel secondo caso, l’ente seleziona le attività da un elenco costituito e aggiornato dalla Stazione appaltante; è evidente che se questo elenco non viene ciclicamente rinnovato saranno scelte o invitate sempre le solite imprese”. “Sicuramente – sottolinea ancora la Cna – la norma semplifica le procedure burocratiche, ma non essendoci un bando - perché l’appalto verrà concesso in modo diretto a un'impresa (affidamento diretto) o per lettera inviata a poche imprese (procedura negoziata) - si può dire che vengono meno alcuni principi di trasparenza? Tutto questo per lavori fino a 350 mila euro. La Cna ha già chiesto alla Commissione straordinaria il rinnovo dell’elenco delle imprese di fiducia del Comune perché molte attività registrate hanno cambiato ragione sociale oppure si sono cancellate dalla Camera di Commercio. Quindi, attualmente, l’albo vede la presenza di pochissime attività. In questo caso verrebbe meno il criterio di rotazione degli inviti sia diretti che negoziati. Secondo la nostra organizzazione, è opportuno aggiornare direttamente oppure prevedere un nuovo bando che rinnovi complessivamente l’albo. Infine, si vuole sottolineare come il Decreto semplificazioni preveda troppa discrezionalità da parte degli enti appaltanti. Questo potrebbe causare una conseguente assenza di controlli e limitare la libera di concorrenza. Tutto ciò, oltre a vanificare la norma, rischierebbe di tenere lontane tante microimprese del settore interessate a lavorare con gli enti pubblici”.

lunedì 14 settembre 2020

PASSAGGI A LIVELLO: VITTORIA VITTIMA DELLA RIPROGRAMMAZIONE?


 

La vicenda dei passaggi a livello  pare, come tutte le cose siciliane,  un balletto infinito con i suoi passi regolamentari e previsti: passo della seduzione, valzer della passione, passo di addio, il tutto senza lasciare mai un’ impronta definitiva.

Nel dicembre scorso il governatore Musumeci annunciava (passo della seduzione) che venivano trovate le risorse per eliminare 20 passaggi a livello sulle linee ferroviarie siciliane e “rendere così più fluidi e veloci i collegamenti all’interno della Sicilia”. Tra i passaggi a livello da sopprimere c’era anche quello di Vittoria. Tutto questo trovava “attuazione” (valzer della passione) attraverso un protocollo d’intesa tra la  Regione e Rete Ferroviaria Italiana.  Infatti, “grazie” ad una “riprogrammazione” dei fondi comunitari PO FERS Sicilia 2014/2020, Azione  7.3.1, la Regione metteva a disposizione 53 milioni di euro e RFI altri 14 milioni. Tutto sembrava fatto. Sembrava!  In Sicilia, quando si tratta di migliorare la qualità della vita  di cittadini e imprese il condizionale si impone imperativamente.  Spulciando le note del dipartimento regionale alla programmazione.  allegate alla delibera  n. 310 del 23.07.2020 (documento dal titolo quanto mai significativo: “Riprogrammazione PO FESR Sicilia 2014/2020 e POC 2014/2020 per effetto della pandemia da COVID-19”) si scopre che le somme  individuate nell’Azione 7.3.1 sono “potenzialmente riprogrammabili” (passo di addio), Cioè è in atto una nuova, eventuale, riprogrammazione della riprogrammazione effettuata a dicembre. Per essere chiari: ci sono buone possibilità che le somme individuate per eliminare i 20 passaggi a livello, e in particolare quello di Vittoria, vengono rimossi da questo capitolo per essere utilizzati da qualche altra parte per l’emergenza Covid-19. E’ vero anche che nella nota si legge che il finanziamento verrà proposto “a cavallo” con la prossima programmazione 2021/2027, ma la strada delle promesse e delle buone intenzioni è sempre stata ricca di ostacoli Ci troviamo di fronte ad una farsa tragicomica. Facendo i dovuti scongiuri non ci ammaleremo di Covid-19, ma sicuramente moriremo di riprogrammazione cronica. Sarebbe auspicabile che deputati regionali del nostro territorio, il sindaco di Comiso e i Commissari straordinari di Vittoria  verificassero direttamente e facessero sentire la loro voce. La CNA non starà comunque a guardare.  Le imprese, i cittadini e soprattutto le ambulanze che collegano le strutture sanitarie di Vittoria e Comiso non possono continuare ad assistere a questi balletti.

martedì 1 settembre 2020

Procedure di utilizzo dei fondi ex Insicem, la Cna di Vittoria a confronto con la Commissione straordinaria a palazzo Iacono


E’ stato un utile confronto quello che si è tenuto ieri a Palazzo Iacono tra la Commissione straordinaria del Comune di Vittoria, rappresentata dal dott. Gaetano D’Erba, e la dirigenza locale della Cna, rappresentata dal presidente Rocco Candiano e dal responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio, oltre che dal presidente territoriale Giuseppe Santocono. Sul tavolo l’utilizzo, tramite avviso pubblico, dei fondi ex Insicem previsti dall’azione strategica n.5 che prevede finanziamenti alle imprese a seguito dell’emergenza Covid-19. All’inizio della riunione il dirigente dell’ufficio sviluppo economico, Alessandro Basile, ha illustrato una bozza di bando per la presentazione delle istanze di finanziamento finalizzate in particolare alla capitalizzazione, rispetto alla quale sono stati stanziati 224.454,98 euro, e agli interventi in conto interessi, con uno stanziamento pari a 174.085,09 euro. La Cna, nel condividere positivamente il metodo concertativo scelto dal commissario D’Erba, ha fatto notare come le linee guida deliberate dal soggetto attuatore - vale a dire il Libero Consorzio di Ragusa – non abbiano tenuto assolutamente conto delle caratteristiche peculiari delle forme giuridiche presenti tra imprese attive nel territorio ragusano, e in particolare in quello vittoriese. Infatti, a Vittoria attualmente operano 7.291 imprese: 1.653, pari al 22%, sono imprese di capitale; 720 sono imprese di persone, pari al 10%; 4.479, pari al 61%, sono ditte individuali (percentuali molto simili si riscontrano se si riporta il tutto a livello provinciale). E’ stato quindi ribadito che in quest’ultima fetta, molto consistente, opera il maggior numero di microimprese messe in forte difficoltà dall’emergenza Covid-19. In questa fase chi si trova in una situazione economicamente difficile non bada alla capitalizzazione ma pensa piuttosto a come rimettere in carreggiata la propria attività. La Cna ha chiesto altresì che il bando possa avere una modalità di presentazione delle domande in modo classico e non a sportello. Infine, è stato chiesto di verificare se esiste la possibilità di allargare i settori economici da aiutare tramite una riconsiderazione dei codici Ateco. Queste riflessioni sono state condivise anche dal commissario D'Erba il quale, in merito alle forme giuridiche da sostenere, ha affermato di voler verificare se ci sono i margini per rivedere alcuni punti insieme al Libero consorzio, venendo così incontro alle esigenze reali delle microimprese da sostenere.